sabato 9 luglio 2016

La voce dell'Infinito festeggia Gigli e Leopardi

Il Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano ® "Beniamino e Rina Gigli" di Recanati ha festeggiato assieme al Centro Studi Leopardiani, all'Associazione "Beniamino Gigli", nell'Auditorium del Centro Mondiale della Poesia e della Cultura di Recanati, i versi del grande Giacomo Leopardi musicati da Amilcare Zanella.
"L'Infinito" del grande poeta dell'  "ermo colle" fu scritto per Beniamino Gigli ed eseguito per la prima volta  nel 1929 dal grande tenore.

Beniamino Gigli mentre prova con Amilcare Zanella, il compositore musicale del poema L'INFINITO di Leopardi, al pianoforte
Gli organizzatori della manifestazione hanno voluto che dopo tanti anni fosse di nuovo possibile ascoltare questo poema sinfonico-corale ed hanno chiesto per questo la collaborazione dell'Associazione Gigli e del Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano ® di Recanati.

Gigli canta Zanella - L'INFINITO (Recanati, 1937)
L'esecuzione per Canto e Pianoforte, prima mondiale per una voce di soprano, scelta anche per rendere omaggio al centenario della nascita di Rina Gigli avvenuta nel 1916, è stata ascoltata da un attento uditorio il 22 giugno 2016 e il pubblico ha molto apprezzato questa raffinata composizione. Oltre al brano di Zanella sono stati eseguiti altri brani operistici di compositori cari a Leopardi, hanno così preso vita, dalla voce del soprano Astrea Amaduzzi, Norma, Il Barbiere di Siviglia, Il Turco in Italia e infine Ines de Castro con celebri titoli quali "Casta diva" di Bellini, "Il vecchiotto cerca moglie"e "Non si dà follia maggiore" di Rossini e "Cari Giorni" di Persiani.

Il Soprano Astrea Amaduzzi all'Auditorium del Centro Mondiale della Poesia
Tutti hanno infine potuto ascoltare le note di Zanella, e il librarsi della voce poetica di Leopardi ricordare come con in un immaginario viaggio nel tempo, la meravigliosa arte del Belcanto Italiano di Beniamino Gigli, che senza dubbio è stata una delle più splendide, famose e acclamate voci liriche del XX Secolo.

Il Duo Amaduzzi Peli in concerto al Centro Mondale della Poesia di Recanati, 22 giugno 2016
Eccellenti anche gli interventi dei relatori, il Presidente del CNSL Dott. Fabio Corvatta, del Rettore dell'Università Don Giovanni Simonetti Prof.ssa Aurora Mogetta e del Dott. Sergio Beccacece, che ha narrato in modo appassionato e competente la storia de l'Infinito di Zanella. Spigliata e preziosa la presentazione di Nikla Cingolani e simpaticissimo l'intervento di Pierluca Trucchia, presidente dell'Associazione Gigli di Recanati con la canzone "Non ti scordar di me".

Pierluca Trucchia, Presidente dell'Associazione Beniamino Gigli di Recanati presenta il Duo Amaduzzi Peli durante il Concerto dedicato a Gigli e Leopardi il 22 giugno 2016

Da sinistra: il Dott. Sergio Beccacece, il M° Mattia Peli con lo spartito di Zanella, il
soprano Astrea Amaduzzi, la giornalista Nikla Congolani
 
La Prof.ssa Aurora Mogetta
La trascrizione del complesso poema sinfonico "L'Infinito" di Amilcare Zanella è stata realizzata dal M° Mattia Peli, Pianista e Direttore d'orchestra, affiancato poi dal Soprano Astrea Amaduzzi durante l'esecuzione del brano, la cui partitura è stata gentilmente fornita, su interessamento del Sig. Tanoni, dal Centro Studi Leopardiani di Recanati.


Un ringraziamento va dunque a tutti gli organizzatori e al M° Mattia Peli per l'accurato e complesso lavoro di trascrizione.

22 giugno 2016 - Il Maestro Mattia Peli, autore della trascrizione de L'Infinito di Amilcare Zanella, Poema sinfonico-corale scritto per Beniamino Gigli nel 1929

 
"L'Infinito di Zanella" con firma autografa di Gigli
 
Cartolina del Centenario leopardiano 1837-1937 viaggiata il 30 luglio 1937. Al retro 6 righe autografe a matita di Amilcare Zanella <<Le invio un cordiale saluto da Recanati ove dirigerò, stasera, il mio Infinito (su versi di Leopardi) cantati da Beniamino Gigli, in occasione del Centenario Leopardiano Amilcare Zanella.>>
 

APPENDICE: Analisi de "L'INFINITO" di Giacomo Leopardi musicato da Zanella
- a cura del M° Mattia Peli -

Sappiamo che il celebre poema di Leopardi, “L’infinito”, musicato da Amilcare Zanella fu composto per Tenore solista, Coro e Grande Orchestra sinfonica ed eseguito per la prima volta al Colle dell’Infinito da Beniamino Gigli il 25 agosto 1929 e poi ancora il 29 giugno del 1937, in un concerto di beneficenza al Teatro Persiani di Recanati, con orchestra e coro, diretto dallo stesso Zanella, per un totale di 150 esecutori.

Dalla partitura che mi è stata fornita dal Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati, tramite l’interessamento di Pierluca Trucchia, Pres. dell’Ass. Gigli di Recanati, ho tratto e realizzato, per l’occasione dell’imminente Concerto dedicato a Leopardi e Gigli, una versione per voce e pianoforte. 

"Sempre caro mi fu" - incipit vocale del Poema "L'Infinito" musicato da Zanella per Beniamino Gigli
La partitura, che prevede un’orchestrazione fatta di archi, legni e ottoni, e percussioni, in cui spiccano, per interesse timbrico, strumenti particolari come il Corno inglese, la Celesta e l’Arpa,  si presenta come una breve, grande pennellata sonora vocale-orchestrale, partendo da un Andantino in un apparente fa minore, con poche battute d’introduzione orchestrale che creano l’atmosfera nella quale la voce tenorile espone il tema iniziale sulle parole “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”. 

Arriviamo poi ad un Allegretto agitato alle parole “ove per poco il cor non si spaura” che apre una breve sezione centrale in si bemolle minore ricca di effetti, da parte dell’orchestra (con trilli, tremoli “al ponticello” per gli archi e “con sordina” per i corni, e veloci scale cromatiche ascendenti e discendenti nei legni) e del coro (con l’esecuzione di una quinta vuota “a bocca chiusa” in cresc. dim. sull’esclamazione “Uh! Uh!”), davvero onomatopeici del vento, proprio alle parole “E come il vento odo stormir tra queste piante”. Si passa subito dopo ad un “Solenne” alle parole “E mi sovvien l’eterno” che ritorna indietro verso un fa, ma questa volta, maggiore in tempo “Adagio”, alle parole “Così tra questa immensità” che costituisce la parte conclusiva. In questa ultima parte, Zanella dà libero sfogo all’arpa, usata in precedenza più con accordi normali ed effetti di suoni diafani in armonico o tremoli e glissandi, usata invece qui alla fine con ampi arpeggi rimarcanti la melodia finale. 

Il finale vede il vero ingresso del coro che Zanella fa interagire con il tenore solista, prima separatamente, e poi unendo solista e coro alle parole “e il naufragar m’è dolce”. Dopo l’ascesa del tenore al La acuto in crescendo sulle parole “in questo mar” v’è la coda del poema musicato, nel quale il solo coro ripete le parole “in questo mar” con la prescrizione “dolce” e “dolcissimo”, passando più o meno velocemente e cromaticamente da accordi di tonalità maggiori enigmatiche e lontane tra loro, come fa, la, do, mi bemolle, la bemolle, fa, re, e di nuovo fa, ed il pezzo sfuma così in modo piuttosto pittorico verso un “infinito” silenzio, con gli ultimi rintocchi dell’arpa su un tipico accordo finale di fa maggiore con la sesta aggiunta, arcaico ed orientaleggiante (usato ad es. da Mahler nel suo “Canto della terra”).

A livello stilistico, è una composizione, seppur all’orecchio apparentemente tonale, in realtà neo-modale, in quello stile arcaico comune a molti compositori anche italiani dell’epoca. Direi che assomiglia molto a quelle atmosfere mistiche di Ernest Bloch, ma anche di Riccardo Zandonai con evidenti rimandi a Debussy (come ad es. all’inizio alle parole “il guardo esclude” dove Zanella utilizza in orchestra la scala debussiana per toni interi ed anche per le atmosfere armoniche e timbriche del finale con orchestra e coro trattate in un modo onomatopeico che ricorda molto il brano sinfonico-corale “Sirene” di Debussy) ed anche a Richard Strauss alle parole “e il naufragar m’è dolce”.

A livello vocale, si notano punti molto adatti alla vocalità di Gigli come il diminuendo filato sul sol bemolle acuto sulla parola “orizzonte”, o le note lunghe che esigono un grande controllo di fiato su acuti tenuti come sol e la bemolle, nella parte in cui il coro si unisce al solista, ma anche le tenorate come il “tenuto” sul la bemolle acuto sulla parola “sovvien” o nel finale l’impeto canoro tenorile della melodia ascendente prima verso il sol acuto, poi verso il la acuto, fortemente accentata, alle parole “in questo mar”.

Il Duo Amaduzzi Peli durante il Concerto dedicato a Gigli e Leopardi - Recanati 22 giugno 2016

Nella mia trascrizione per voce e pianoforte, chiaramente la parte melodica del tenore rimane immutata per il soprano (spostandosi ovviamente all’ottava superiore), mentre il mio intervento è stato quello di approntare una versione che racchiudesse nel solo pianoforte tutti i possibili effetti orchestrali e corali presenti nell’originale partitura, e direi che ho raggiunto un buon equilibrio in questo. Nell’insieme, considerando diverse affinità tra la voce del tenore e quella del soprano, e la possibilità polifonica e di più timbri tra le note gravi, medie ed acute del pianoforte, l’effetto ultimo esecutivo è soddisfacente anche per soprano e pianoforte appunto, mantenendo certe possibilità orchestrali anche nel solo pianoforte e spostando questo poema sinfonico vocale alla dimensione più intima della lirica da camera












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