mercoledì 11 dicembre 2019

Voce ed Arte di Fanny Tacchinardi-Persiani, nelle recensioni dell'epoca (1832-1858)

VOCE ED ARTE DI FANNY TACCHINARDI-PERSIANI (a cura di Mattia Peli)

Fanny Tacchinardi in 'Strenna Teatrale Europea', Vol. 3 No. 1 (1840) [1p] 81-82


All'Esimia Cantatrice Signora FANNY TACCHINARDI PERSIANI, che con sommo plauso sostiene la parte di prima Donna assoluta nell'I. e R. Teatro degli Accademici Avvalorati di Livorno nell'Estate dell'anno 1832.

 SONETTO

"Alma gentil che sì profondi in core
Di chi t'ascolta, e vede imprimer sai
Amore ed odio, e quanti affetti e guai
L'umana vita aspergon di dolore!

Lieta la Patria a te plauso ed onore
In questo dì comparte, e ognor sarai
Diletta a questo suolo, ove non mai
E' vano il merto, e la virtù non muore.

Felice te, che sul fiorir degli anni
A non orrevol men che dura meta
Di gloria sol bramosa alzasti i vanni!

Ben dritto egli è che lodi e gloria mieta
Rara virtude, e de' tuoi studj, e affanni
In cor superba andar tu debba e lieta."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 20 settembre 1832 - Album Teatrale)


"(...) Il suo metodo, il modo con cui dice i recitativi, tutto è bello e puro; essa è degna figlia ed allieva di suo padre, il tenore Tacchinardi, sì meritatamente celebrato."

(così viene descritta la persona e l'arte di Fanny Tacchinardi-Persiani, dal corrispondente milanese del periodico "Teatri, arte e letteratura" di Bologna, fascicolo del 1° agosto 1833)


Nello stesso mese di febbraio [1834], la sera del 26, alla Pergola di Firenze andava in scena "Rosmunda d'Inghilterra" - opera nuova di Donizetti. Trattandosi d'un melodramma, per noi del tutto sconosciuto, mi pare interessante riprodurre parte d'un articolo comparso alcuni giorni dopo quella prima rappresentazione:

«...Al pubblico piacque assai la prima sera e ne diede segni evidenti al nostro gradito Donizetti con replicati applausi e replicate chiamate al proscenio. Lo avrà forse ispirato la soavità del canto della Tacchinardi-Persiani? Crederemmo certamente che sì. (...) La cavatina di sortita di Duprez (Errico II) è d'un genere grande e Duprez la canta grandemente e in modo da entusiasmare. La stessa emozione si manifesta verso la Tacchinardi-Persiani (Rosmunda). Essa piace immensamente. La voce di questa prima donna non è molto forte, ma così limpida, pura e intonata che si gode tutto il suo talento e nulla si perde di quello che eseguisce con infinita precisione e buon gusto. Chi non riconoscerebbe, in specie nei recitativi, la degna allieva di suo padre?...»

(in: Gino Monaldi - "Cantanti celebri del secolo XIX" - Roma, Nuova Antologia, 1907)

"(...) Qual diletto non ti dà Essa, con quelle voci sostenute e rinforzate che sembrano prodotte da un Campanello del più fino metallo, che ora terminano con uno smorzo purissimo, ed intonato, ed ora con ornamenti d’un gusto squisito, di una esecuzione facile perfetta e graziosa."
("Il giornale di commercio e d’industria", 5 marzo 1834)


Giudizio critico sul trionfo della Tacchinardi-Persiani in "Beatrice di Tenda" :

Quest'opera è stata un vero trionfo per la Tacchinardi Persiani che ne è la protagonista, e solo chi l'ha udita può (se non esprimere) comprendere almeno quanto e come a suo talento Ella desti, in chi la mira e l'ascolta, straordinario e possente tumulto d'affetti. (...)

Non parlerò di quel puro sillabare che tanto influisce sullo spettatore e che in lei è prezioso retaggio paterno, non di quel finissimo discernimento, col quale sa scegliere le sue fioriture, nelle quali non bene sapresti se più ammiri l'eleganza ed il gusto, o la finita e facile esecuzione, ma dirò solo che il suo metallo di voce è sì limpido, che le vaste volte di s. Carlo, in cui pur l'udimmo con quest'opera, ne risuonano in ogni punto.

[riportato in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - ANNO 12.mo N° 563–Tom. 22. Bologna, 27 Dicembre 1834]


Il 6 aprile 1836, Alessandro Lanari, "appaltatore teatrale", scriveva a Giuseppe Berti, presidente agli spettacoli alla Fenice :

«Il primo ed unico movente che mi ha fatto risolvere ad accudire all’appalto del loro Gran Teatro fu la sicurezza di poter possedere l’impareggiabile artista Sig.ra Fanny Tacchinardi Persiani da tutti gli appaltatori ritenuta la prima artista che esista dopo la Malibran (...)
Una delle prove poi più convincenti è l’entusiasmo che quest’artista desta presentemente in Bologna nell’opera "La sonnambula" sostenendo il confronto della somma fra le artiste: della Malibran! costringendo a mandare indietro gli spettatori tutte le sere. L’esempio che Ella saviamente mi porta trovandomi l’eccezione sul volume della sua voce, calcolando da quando nei suoi principij s’intese nel suo teatro, sarebbe ragionevolissimo, per chi non sa che la sua voce d’allora è adesso aumentata del triplo, come del triplo è aumentata in azione ed arte. Per il volume della voce l’esempio di S. Carlo in Napoli parmi possa essere sufficiente.»

BOLOGNA. Teatro Comunale. – La Sonnambula dell'immortale Bellini.
(...) – "La leggiadra Amina (signora TACCHINARDI PERSIANI) destò un entusiasmo indicibile. I suoi modi semplici ed ingenui; la sua voce scorrevole, elastica, sonora, intonata, estesissima"

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 28 aprile 1836)


BOLOGNA. "La sera della scorsa Domenica 29 maggio ebbero termine le rappresentazioni d'opera in codesto nostro maggior teatro, per la corrente stagione di Primavera. Chiuse le recite l'INES DE CASTRO, del maestro Persiani, del cui felicissimo incontro toccammo di volo nell'ultimo nostro foglio. L'esito di quest'opera fu un vero trionfo sì pel maestro, che per l'inarrivabile sposa di lui, signora FANNY TACCHINARDI, che colse in ogni sera le più belle e ben meritate corone dal Pubblico entusiasmato (...) diremo che, scritta quest'opera per la somma delle attrici cantanti, la Malibran, non gli vien meno alcuno de' tanti suoi pregi qualora sia dato vederla e udirla dalla consorte di Lui, che ne dettava le sublimi note. Nè migliore interprete poteva desiderare de' propri sentimenti, il maestro Persiani, chè le pene della infelice consorte di D. Pietro di Portogallo sono sì al vivo ritratte dalla Tacchinardi da costringere all'affanno ed al pianto chiunque se ne faccia spettatore. E ben ne testimoniarono gli applausi che il Pubblico le tributava ad ogni suo pezzo e che maggiori, se pure è possibile, facevansi alla scena finale dell'opera, che le meritò in ciascuna sera innumerevoli chiamate sul proscenio, e sola, e in unione al maestro ed ai valorosi compagni; chiamate che pur eran copiose al finir d'ogni altro atto."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 4 giugno 1836)


MODENA. 3 giugno 1836. – "Vi scrivo tuttavia dominato dall'impressione vivissima suscitata in me dalle due prime rappresentazioni della Sonnambula dataci nel nostro teatro Comunale (...)

La signora Persiani, degna di essere noverata fra le prime attrici cantanti del giorno, non deve passare allo straniero insalutata e inestimata da suoi connazionali italiani, a norma de' suoi meriti straordinari. (...) dobbiamo riconoscerla uguagliata da poche altre famose donne in ciò che costituisce l'assoluta maestria del canto, secondata da una voce maneggiabile in un grado sorprendente, ed inferiore a pochissime nella grazia, nell'aggiustatezza e nel calore dell'azione. Anzi, a mio singolar modo di vedere, l'ingenuità, la semplicità, 'la bella e vera natura di Amina', sono da lei rappresentate con sì giudiziosi e fini modi di superiore intelligenza, senza esaltazione o sforzi 'da effetto, o esagerazioni fuori di carattere', che se un'altra attrice (...)
il genio con cui ella sa mettere a profitto il tesoro immenso d'un'arte trasfusa e personificata in lei (...) la mettono in grado di servire in un modo stupendo alla varietà, al gusto, all'espressione drammatica, alla frase musicale, con una vena inesauribile, un colorito vivacissimo, un senso, una dolcezza ineffabile, una soavità che incanta, una voluttà che rapisce. Tanti pregi uniti e un esito così felice non hanno paragone fra noi, salvo in bocca di quei modenesi ricordanti ancora il rinomatissimo di lei padre con tal copia di elogi, che lasciava increduli noi giovani finchè venisse la figlia a giustificarli.


(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 9 giugno 1836)


VIENNA.
I. R. TEATRO PRESSO LA PORTA DI CARINZIA.

" (...) Il giorno 27 giugno, come una delle ultime rappresentazioni dell'opera italiana, si diede la Lucia di Lammermoor di Donizzetti.
Madama Tacchinardi Persiani superò sè stessa; ella non aveva mai cantato bene come cantò questa volta.
(...) quello che fece madama Tacchinardi in questa sera fu il 'non plus ultra' della perfezione nell'arte del canto. Per ben lungo tempo, anzi per sempre, conserveranno i Viennesi la memoria di questa insuperabile cantante, la quale ha reso loro così sensibile la sua partenza unicamente per accrescere il piacere universale quando ritornerà, come speriamo. (...) "

(Cosmorama teatrale, in appendice al COSMORAMA PITTORICO - 10 luglio 1837)


Paris.—Italian Opera.—Debut of Mme. Persiani.

" (...) She has all the lower tones of a regular soprano, and, at the same time, an amazing compass above; she rises, without effort, a third higher than any singer we have hitherto heard in Paris, reaching E with ease. We have never heard any other singer go above C. For execution of rapid passages, up and down the scale, quite faultless; her shake brilliant; 'gruppetti', 'fioriture', every ornament and grace of the most refined school of singing, perfect (...) The Italians consider Mme. Persiani as their best singer."

[Ella possiede tutte le note basse di un regolare soprano, e, al contempo, una straordinaria estensione verso l'alto; sale, senza sforzo, una terza sopra rispetto a qualsiasi cantante che abbiamo finora sentito cantare a Parigi, raggiungendo il Mi sopracuto con facilità. Non abbiamo ascoltato nessun altra cantare oltre il Do acuto. Nell'esecuzione di passaggi rapidi, su e giù nella scala, davvero impeccabile; il suo tremolo brillante; 'gruppetti', 'fioriture', ogni ornamento ed ogni abbellimento della più fine scuola di canto, perfetti (...) Gli italiani considerano la Sig.ra Persiani la loro miglior cantante.]

(THE MUSICAL WORLD - Nov. 17, 1837)


Paris.—Donizetti's new opera, ' Lucia di Lammermoor,' has been completely successful at Paris.

" (...) she displays at each successive representation, a fund of amazing powers, and means hitherto unknown. It is quite impossible to carry farther the science of vocalization, the ease, the certainty, the good taste, in fine, the art of singing in all its various branches. Mme. Persiani ought, most decidedly, to have a professorship at the Conservatorio, for she is the greatest professor that has appeared for many years on the lyrical stage at Paris."

[Ella esibisce ad ogni ulteriore rappresentazione, un fondo di straordinarie forze, e mezzi finora sconosciuti. E' davvero impossibile portare oltre la scienza di vocalizzazione, la facilità, la sicurezza, il buon gusto, in conclusione l'arte del canto in tutte le sue varie diramazioni. La Sig.ra Persiani dovrebbe, decisamente, avere una cattedra al Conservatorio, poiché ella è la più grande maestra che sia apparsa sul palcoscenico lirico di Parigi.]

(THE MUSICAL WORLD - Dec. 22, 1837)


Il 9 marzo 1839 si rappresentava, per la prima volta, alla Scala di Milano il "Bravo" di Mercadante (...) il 17 dello stesso nome a Parigi si fondava un giornale dello stesso nome, "Il Bravo", e s'inaugurava con un concerto, alla Sala Herz, che riuscì una delle più grandi solennità musicali del tempo.
La direzione del concerto era affidata a Donizetti.
Al pianoforte sedeva il maestro Tadolini. Nel programma figuravano i nomi della Grisi, della Tacchinardi-Persiani e dell'Albertazzi, e quelli di Rubini, Duprez, Ivanoff, Tamburini e Lablache, vale a dire dei primi cantanti del mondo. (...)

« (...) Tamburini e Rubini avevano, come due araldi, preceduto l'arrivo d'una delle favorite del pubblico. L'udienza battè infatti tre volte le mani quando comparve la Persiani, leggiadramente vestita, la quale con quella voce e quell'arte meravigliosa, a tutti ormai nota, cantò l' "aria" d' "Alessandro nelle Indie" di Pacini, gioiello d'esecuzione nuovo per Parigi. La Persiani è una delle più alte maestre del canto italiano, e lo mostrò in quell'aria di cui il pubblico, insaziabile tiranno, voleva ad ogni costo la replica. (...) »

Il vecchio e illustre Panofka, maestro dell'Ivanoff, col quale un mio amico ebbe propizia occasione d'incontrarsi, alcuni anni or sono, così riferiva le impressioni da lui provate a quello storico concerto:

« (...) Una bella voce, secondo me, è quella che, in una giusta estensione del suo registro, è, ad un tempo, forte, limpida, rotonda, vibrata, pieghevole; senonchè le suddette qualità è mestieri trovarle riunite in tutti i gradi della scala vocale d'un cantante: l'arte sola più dare cotale perfezione. (...)
La Persiani è cantante oggi senza rivali nel genere leggero. Qui a Parigi la chiamano "La Fata" - lo sapete. La sua gola è un portento! I suoni ne escono come da una canna d'argento, diffondendo un piacere indicibile. Il suo metodo e il suo stile sono quanto di meglio io conosca.»

(in: Gino Monaldi - "Cantanti celebri del secolo XIX" - Roma, Nuova Antologia, 1907)


"(...) La voix de Mme Persiani n'est pas seulement d'une justesse et d'une sonorité surprenantes, d'un volume et d'une étendue extraordinaires, elle a encore toute la souplesse et toute la grâce que le travail le plus persévérant puisse donner. Articuler la musique, en attaquer les passages difficiles avec plus de netteté et de précision que ne le fait Mme Persiani, voilà qui serait impossible; car l'habile cantatrice a sur ses facultés vocales le plus complet empire, réglé par un goût exquis. (...)"

[La voce della Persiani non è solo di una precisione e di una sonorità sorprendenti, di un volume e di un'estensione straordinari, ma possiede anche tutta la flessibilità e tutta la grazia che il esercizio più tenace può produrre. Articolare la musica, attaccare i passaggi più difficili con più chiarezza e più precisione della Signora Persiani, ecco ciò che sarebbe impossibile; perché l'abile cantante ha il più completo possesso delle proprie facoltà vocali, guidato da un gusto squisito.]

(dal profilo sull'artista scritto da J. Chaudes-Aigues, intitolato "Madame Persiani" apparso su "L'Artiste", Paris 1839)


"(...) She has a voice which is what critics call 'a legitimate soprano'. It has no great volume of tone, but is clear, flexible, and pure, its best notes running from C, in the treble clef to its octave. Her cadences are many and intricate, but she has immense flexibility of organ, and never fails in even the most difficult attempts. She does with her voice what Paganini does with his violin—runs exquisite passages, one after another, each more difficult, and all successful. Her acting has not the grandeur of Pasta, nor the pathos of Malibran-but it has a naturalness (if I may con a word) which has rarely been surpassed."

[Ella ha una voce che i critici chiamano 'un legittimo soprano'. Non ha gran volume di suono, ma è chiara, flessibile, e pura; le sue note migliori vanno da Do in chiave di violino all'ottava sopra. Le sue cadenze sono molte e complesse, ma ella possiede un'immensa flessibilità dell'organo vocale, e non fallisce mai nemmeno nei tentativi più difficili. Ella fa con la voce quel che Paganini fa col violino—esegue splendidi passaggi, uno dopo l'altro, uno più difficile dell'altro, e tutti ben riusciti. La sua recitazione non ha la grandiosità della Pasta, nè il pathos della Malibran-ma ha una genuinità (se posso rubare una parola) che è stata raramente superata.]

[Signora Persiani, the new prima donna at the Italian Opera ("The Musical Review" - New York, 1839)]


Fanny Tacchinardi-Persiani (Adina) ed Antonio Tamburini (Belcore) in "L'elisir d'amore" di Donizetti - Litografia, ca. 1835-40

Parigi. Teatro italiano.
(...) "L'Elixir d'Amore con Lablache, Tamburini, Mario e madama Persiani presenta l'insieme il più delizioso. Madama Persiani sembra, se pur è possibile, anche migliore dell'anno scorso in quelle vocalizzate così difficili e così graziose ch'ella getta con tanta arditezza in quella scala cosi alta, che niun'altra voce di soprano non potrebbe arrivarvi."
("Revue des Théâtres").

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 7 novembre 1839)


PARIGI. — "La Sonnambula al Teatro italiano colla Persiani e Rubini ha avuto un trionfo dei più solenni, e sembrava che fosse la prima volta che si rapresentasse quest' Opera. Rubini sorprese (ed è tutto): la Persiani cantò 'come una fata': gli applausi furono dei più clamorosi e straordinari. (...)"

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 21 novembre 1839)


"(...) una Malibran, una Persiani, veri modelli del bel canto. (...)"

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 12 dicembre 1839)


Nel dicembre del 1839 Fanny Tacchinardi-Persiani interpretò con grande successo l'INES DE CASTRO nel Teatro Italiano di Parigi. Ecco alcuni giudizi d'elogio della cantante, tratti dai giornali dell'epoca :

"La Fama" a. V, del 3-1-1840, pag. 8 - Musica - Teatri Stranieri :

"L'Ines di Castro del maestro Persiani, ottenne ora un successo assai favorevole al Teatro Italiano di Parigi. (...) Quello che importa di farvi intendere è la grazia irresistibile, la suprema abilità, colla quale la signora Persiani canta ed agisce sotto le spoglie della povera Ines: essa è quasi sempre sulla scena, e porta da sola il peso delle più importanti situazioni. Tutto ciò che possiamo dire della Persiani è, ch'ella tocca sempre i confini della perfezione, e non di rado la raggiunge."

(riportata in: Saverio Durante - "Le Ines de Castro e la Ines di Giuseppe Persiani" - Milano, 1970)


"On conçoit tout l'effet qu'a produit le beau talent de madame Persiani dans le rôle d'Inès de Castro, employé cette fois à faire valoir l'ouvrage de son mari. Presque constamment en scène, cette grande cantatrice a eu l'occasion de faire reconnaître la flexibilité de son talent; car dans cet opéra elle a des morceaux à chanter dans tous les modes, depuis celui si gracieux et qu'elle dit si bien dans la prison "Cari giorni a me sereni", jusqu'aux grands airs pathétiques qu'elle chante lorsqu'Inès, devenue folle, finit par mourir sur la scène."

[Comprendiamo tutto l'effetto prodotto dal meraviglioso talento della Signora Persiani nel ruolo di Inès de Castro, votato questa volta a legittimare l'opera del marito. Quasi sempre in scena, questa grande cantante ha avuto l'opportunità di far riconoscere la versatilità del suo talento; perché in quest'opera ha delle arie da cantare in tutti i modi, da quello grazioso che dice così bene nella prigione  "Cari giorni a me sereni", fino alle grandi arie patetiche ch'ella canta quando Inès, divenuta pazza, finisce per morire in scena.]

(Théâtre royal Italien. Chronique d'Inès de Castro, opéra-séria en deux actes, musique de Persiani. Avec Mme Persiani, Rubini et Lablache. "Annuaire historique universel pour 1839". Revu par M.Charles-Louis Lesur)


"Un solo giudizio può darsi sulla Persiani, e questo giudizio è sempre lo stesso in qualunque Opera in cui canti. Essa riunisce cioè la maggiore maestria con la più rara facilità ed agevolezza, e giunge alla perfezione. La sua grande Aria di sortita nell'Atto primo, la sua parte nel Terzetto del secondo Atto, e la sua Cavatina nella prigione, furono da essa dette con grazia tanto inesprimibile, che veniva interrotta quasi ad ogni battuta dai grandi applausi. Moltissime persone che avevano avuta la fortuna di sentire cantata dalla Malibran la parte di Ines dicevano ad alta voce nei loro Palchi, che la Malibran non la cantava meglio. Ciò deve credersi facilmente; giacché vi è nel genio musicale come nel vocale e nel poetico, un grado, dove la rivalità sola è possibile ma non la preminenza. Ora madama Persiani è giunta a questo grado come degna e legittima erede di madama Malibran".

[L' "Outre-mer", a proposito dell'esecuzione parigina della "Ines de Castro" (29 dicembre 1839)]


LONDRA. Teatro Italiano. "La Sonnambula colla Persiani, col tenore Ricciardi e Lablache figlio. S. M. la Regina accompagnata dal prìncipe Alberto assistere si piacque alla prima rappresentazione di cotesta Opera, nella quale per la prima volta s'intese in quest'anno la magia di voce e d'arte della Persiani, che vi cantò colla usata eccellenza. (...) — Per tre sere eseguita venne la Sonnambula, e l'esito ne fu quale aspettar potevasi da quella incantatrice Sirena che appellasi la PERSIANI, e dal Ricciardi, entrambi applauditi furono, e chiamati e richiamati per più volte sulla scena, ed al terminare dello spettacolo."

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 9 aprile 1840)


LONDRA. Teatro di Sua Maestà. "La sera del 25 aprile andò in iscena la Lucia con applausi infiniti ai toccanti e melodiosi accenti di RUBINI, ed al canto sì drammatico della Persiani;"

(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 14 maggio 1840)


In occasione della rappresentazione di "Linda di Chamounix" nel novembre 1842, al Teatro Italiano di Parigi, Donizetti scriveva tra l'altro :
"Stasera seconda di 'Linda'. Felicissimo esito. Replicato il finale al terzo atto. La Persiani grande attrice e cantante. Tutti, tutti bene."
(G. Donizetti, Lettere inedite, Roma, 1892, Lettera LXV, pagg, 76-77)


Alla fine del 1843 interpretò felicemente l'opera del marito, "Il Fantasma". Così scrive un giornale del tempo :
"La Persiani non ha cantato mai in tal modo; prima d'ora non non la credevamo capace di tali prodigi. In primo luogo la sua voce ha guadagnato immensamente; è divenuta quasi piena, pastosa; e poi ha una facoltà, che può dirsi unica, di 'dire' sulle note più alte; così, quasi tutto il suo recitativo in quest'opera è scritto fra il 're' di mezzo e il 'la' sopra le righe. Lo ripeto, la Sontag e la Damoreau, corifee per eccellenza di questo genere civettuolo ed ornato, non han fatto mai, nei loro più brillanti capricci, nulla che possa dare un'idea, sia pure lontana, delle note che essa emette e moltiplica con facilità incredibile."
("Revue des deux Mondes", in G. Radiciotti - "Teatro, musica e musicisti a Recanati", pagg. 137 e segg. - Recanati, 1905)


Teatro Italiano. "Il Fantasma", opera del maestro Persiani :

" (...) Quanto alla famosa Polacca della Persiani, è impossibile dare un'idea dei trasporti eccitati da questo meraviglioso bijou musicale. Tutto il teatro applaudiva con una frenesia che per alcuni minuti minacciava di non potersi trattenere. Questo pezzo, in cui la Persiani fa mostra di sì stupendi prodigi di vocalizzazione, solo basterebbe a fare la fortuna d'un'opera. (...) "

(in: "Gazzetta Musicale di Milano" - Domenica 16 febbraio 1845 - "NOTIZIE")



"La voix de Mme Persiani, soprano très-étendu, qui n'embrasse pas moins de deux octaves et demie, brillait surtout par une souplesse vraiment extraordinaire, qui permettait à la cantatrice les fioritures et les effets de vocalise les plus hardis. L'opéra élégiaque allait mieux à son talent que le rôles tragiques, que la petitesse de sa taille, la légèreté un peu maigre de sa voix et le manque d'énergie dramatique concouraient à lui interdire."

[La voce della Persiani, soprano dalla voce molto estesa, che abbraccia non meno di due ottave e mezzo, brillava per una morbidezza davvero straordinaria, che permetteva alla cantante le fioriture e i vocalizzi più audaci. L'opera elegiaca conveniva di più al suo talento rispetto ai ruoli tragici cosa che la sua altezza ridotta, la leggerezza della voce e la mancanza di energia drammatica concorrevano a escludere.]

(Gustave Vapereau - "Dictionnaire universel des contemporains", 1858)


Il rinomato soprano Fanny Tacchinardi-Persiani, figlia e allieva del tenore Nicola Tacchinardi :

(...) a Milano la chiamavano "la piccola Pasta".

(in: "Dizionario Universale dei Musicisti" compilato da Carlo Schmidl. Ricordi - Trieste, giugno 1887 - pagine 548) 

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