sabato 9 luglio 2016

La voce dell'Infinito festeggia Gigli e Leopardi

Il Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano ® "Beniamino e Rina Gigli" di Recanati ha festeggiato assieme al Centro Studi Leopardiani, all'Associazione "Beniamino Gigli", nell'Auditorium del Centro Mondiale della Poesia e della Cultura di Recanati, i versi del grande Giacomo Leopardi musicati da Amilcare Zanella.
"L'Infinito" del grande poeta dell'  "ermo colle" fu scritto per Beniamino Gigli ed eseguito per la prima volta  nel 1929 dal grande tenore.

Beniamino Gigli mentre prova con Amilcare Zanella, il compositore musicale del poema L'INFINITO di Leopardi, al pianoforte
Gli organizzatori della manifestazione hanno voluto che dopo tanti anni fosse di nuovo possibile ascoltare questo poema sinfonico-corale ed hanno chiesto per questo la collaborazione dell'Associazione Gigli e del Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano ® di Recanati.

Gigli canta Zanella - L'INFINITO (Recanati, 1937)
 
L'esecuzione per Canto e Pianoforte, prima mondiale per una voce di soprano, scelta anche per rendere omaggio al centenario della nascita di Rina Gigli avvenuta nel 1916, è stata ascoltata da un attento uditorio il 22 giugno 2016 e il pubblico ha molto apprezzato questa raffinata composizione. Oltre al brano di Zanella sono stati eseguiti altri brani operistici di compositori cari a Leopardi, hanno così preso vita, dalla voce del soprano Astrea Amaduzzi, Norma, Il Barbiere di Siviglia, Il Turco in Italia e infine Ines de Castro con celebri titoli quali "Casta diva" di Bellini, "Il vecchiotto cerca moglie"e "Non si dà follia maggiore" di Rossini e "Cari Giorni" di Persiani.

Il Soprano Astrea Amaduzzi all'Auditorium del Centro Mondiale della Poesia
 
Tutti hanno infine potuto ascoltare le note di Zanella, e il librarsi della voce poetica di Leopardi ricordare come con in un immaginario viaggio nel tempo, la meravigliosa arte del Belcanto Italiano di Beniamino Gigli, che senza dubbio è stata una delle più splendide, famose e acclamate voci liriche del XX Secolo.

Il Duo Amaduzzi Peli in concerto al Centro Mondiale della Poesia di Recanati, 22 giugno 2016
 
 
Eccellenti anche gli interventi dei relatori, il Presidente del CNSL Dott. Fabio Corvatta, del Rettore dell'Università Don Giovanni Simonetti Prof.ssa Aurora Mogetta e del Dott. Sergio Beccacece, che ha narrato in modo appassionato e competente la storia de l'Infinito di Zanella. Spigliata e preziosa la presentazione di Nikla Cingolani e simpaticissimo l'intervento di Pierluca Trucchia, presidente dell'Associazione Gigli di Recanati con la canzone "Non ti scordar di me".

Pierluca Trucchia, Presidente dell'Associazione Beniamino Gigli di Recanati presenta il Duo Amaduzzi Peli durante il Concerto dedicato a Gigli e Leopardi il 22 giugno 2016

Da sinistra: il Dott. Sergio Beccacece, il M° Mattia Peli con lo spartito di Zanella, il
soprano Astrea Amaduzzi, la giornalista Nikla Congolani
 
La Prof.ssa Aurora Mogetta
 
La trascrizione del complesso poema sinfonico "L'Infinito" di Amilcare Zanella è stata realizzata dal M° Mattia Peli, Pianista e Direttore d'orchestra, affiancato poi dal Soprano Astrea Amaduzzi durante l'esecuzione del brano, la cui partitura è stata gentilmente fornita, su interessamento del Sig. Tanoni, dal Centro Studi Leopardiani di Recanati.


Un ringraziamento va dunque a tutti gli organizzatori e al M° Mattia Peli per l'accurato e complesso lavoro di trascrizione.

22 giugno 2016 - Il Maestro Mattia Peli, autore della trascrizione de L'Infinito di Amilcare Zanella, Poema sinfonico-corale scritto per Beniamino Gigli nel 1929

 
"L'Infinito di Zanella" con firma autografa di Gigli
 
Cartolina del Centenario leopardiano 1837-1937 viaggiata il 30 luglio 1937. Al retro 6 righe autografe a matita di Amilcare Zanella <<Le invio un cordiale saluto da Recanati ove dirigerò, stasera, il mio Infinito (su versi di Leopardi) cantati da Beniamino Gigli, in occasione del Centenario Leopardiano Amilcare Zanella.>>
 

APPENDICE: Analisi de "L'INFINITO" di Giacomo Leopardi musicato da Zanella
- a cura del M° Mattia Peli -

Sappiamo che il celebre poema di Leopardi, “L’infinito”, musicato da Amilcare Zanella fu composto per Tenore solista, Coro e Grande Orchestra sinfonica ed eseguito per la prima volta al Colle dell’Infinito da Beniamino Gigli il 25 agosto 1929 e poi ancora il 29 giugno del 1937, in un concerto di beneficenza al Teatro Persiani di Recanati, con orchestra e coro, diretto dallo stesso Zanella, per un totale di 150 esecutori.

Dalla partitura che mi è stata fornita dal Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati, tramite l’interessamento di Pierluca Trucchia, Pres. dell’Ass. Gigli di Recanati, ho tratto e realizzato, per l’occasione dell’imminente Concerto dedicato a Leopardi e Gigli, una versione per voce e pianoforte. 

"Sempre caro mi fu" - incipit vocale del Poema "L'Infinito" musicato da Zanella per Beniamino Gigli
La partitura, che prevede un’orchestrazione fatta di archi, legni e ottoni, e percussioni, in cui spiccano, per interesse timbrico, strumenti particolari come il Corno inglese, la Celesta e l’Arpa,  si presenta come una breve, grande pennellata sonora vocale-orchestrale, partendo da un Andantino in un apparente fa minore, con poche battute d’introduzione orchestrale che creano l’atmosfera nella quale la voce tenorile espone il tema iniziale sulle parole “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”. 

Arriviamo poi ad un Allegretto agitato alle parole “ove per poco il cor non si spaura” che apre una breve sezione centrale in si bemolle minore ricca di effetti, da parte dell’orchestra (con trilli, tremoli “al ponticello” per gli archi e “con sordina” per i corni, e veloci scale cromatiche ascendenti e discendenti nei legni) e del coro (con l’esecuzione di una quinta vuota “a bocca chiusa” in cresc. dim. sull’esclamazione “Uh! Uh!”), davvero onomatopeici del vento, proprio alle parole “E come il vento odo stormir tra queste piante”. Si passa subito dopo ad un “Solenne” alle parole “E mi sovvien l’eterno” che ritorna indietro verso un fa, ma questa volta, maggiore in tempo “Adagio”, alle parole “Così tra questa immensità” che costituisce la parte conclusiva. In questa ultima parte, Zanella dà libero sfogo all’arpa, usata in precedenza più con accordi normali ed effetti di suoni diafani in armonico o tremoli e glissandi, usata invece qui alla fine con ampi arpeggi rimarcanti la melodia finale. 

Il finale vede il vero ingresso del coro che Zanella fa interagire con il tenore solista, prima separatamente, e poi unendo solista e coro alle parole “e il naufragar m’è dolce”. Dopo l’ascesa del tenore al La acuto in crescendo sulle parole “in questo mar” v’è la coda del poema musicato, nel quale il solo coro ripete le parole “in questo mar” con la prescrizione “dolce” e “dolcissimo”, passando più o meno velocemente e cromaticamente da accordi di tonalità maggiori enigmatiche e lontane tra loro, come fa, la, do, mi bemolle, la bemolle, fa, re, e di nuovo fa, ed il pezzo sfuma così in modo piuttosto pittorico verso un “infinito” silenzio, con gli ultimi rintocchi dell’arpa su un tipico accordo finale di fa maggiore con la sesta aggiunta, arcaico ed orientaleggiante (usato ad es. da Mahler nel suo “Canto della terra”).

A livello stilistico, è una composizione, seppur all’orecchio apparentemente tonale, in realtà neo-modale, in quello stile arcaico comune a molti compositori anche italiani dell’epoca. Direi che assomiglia molto a quelle atmosfere mistiche di Ernest Bloch, ma anche di Riccardo Zandonai con evidenti rimandi a Debussy (come ad es. all’inizio alle parole “il guardo esclude” dove Zanella utilizza in orchestra la scala debussiana per toni interi ed anche per le atmosfere armoniche e timbriche del finale con orchestra e coro trattate in un modo onomatopeico che ricorda molto il brano sinfonico-corale “Sirene” di Debussy) ed anche a Richard Strauss alle parole “e il naufragar m’è dolce”.

A livello vocale, si notano punti molto adatti alla vocalità di Gigli come il diminuendo filato sul sol bemolle acuto sulla parola “orizzonte”, o le note lunghe che esigono un grande controllo di fiato su acuti tenuti come sol e la bemolle, nella parte in cui il coro si unisce al solista, ma anche le tenorate come il “tenuto” sul la bemolle acuto sulla parola “sovvien” o nel finale l’impeto canoro tenorile della melodia ascendente prima verso il sol acuto, poi verso il la acuto, fortemente accentata, alle parole “in questo mar”.

Il Duo Amaduzzi Peli durante il Concerto dedicato a Gigli e Leopardi - Recanati 22 giugno 2016

Nella mia trascrizione per voce e pianoforte, chiaramente la parte melodica del tenore rimane immutata per il soprano (spostandosi ovviamente all’ottava superiore), mentre il mio intervento è stato quello di approntare una versione che racchiudesse nel solo pianoforte tutti i possibili effetti orchestrali e corali presenti nell’originale partitura, e direi che ho raggiunto un buon equilibrio in questo. Nell’insieme, considerando diverse affinità tra la voce del tenore e quella del soprano, e la possibilità polifonica e di più timbri tra le note gravi, medie ed acute del pianoforte, l’effetto ultimo esecutivo è soddisfacente anche per soprano e pianoforte appunto, mantenendo certe possibilità orchestrali anche nel solo pianoforte e spostando questo poema sinfonico vocale alla dimensione più intima della lirica da camera












martedì 5 luglio 2016

Una prestigiosa borsa di studio al tenore Davide Ferrigno

Belcanto Italiano ® ha attribuito una borsa di studio al tenore siciliano Davide Ferrigno.
Il giovane cantante, selezionato per la voce particolarmente interessante, ha potuto usufruire di tre giorni gratuiti di intense lezioni a Recanati, presso la sede del Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano ® "Beniamino e Rina Gigli", e nei giorni 14, 15 e 16 giugno 2016 ha lavorato con il M° Astrea Amaduzzi, soprano ed esperta di tecnica vocale, affiancata dal M° Mattia Peli, pianista e direttore d'orchestra, fine studioso della prassi esecutiva e della storia del Teatro dell'opera italiana e dei suoi migliori interpreti.


Durante le giornate di studio, con il tenore Davide Ferrigno è stata curata in modo particolare la qualità dell'emissione nelle zone centrali della voce e poi il passaggio di registro, ed immediatamente tutta la parte acuta della voce è risultata notevolmente migliorata.
Davide Ferrigno ha studiato repertorio più consono per la sua voce, curando le arie da Elisir d'amore di Donizetti e da La Bohème di Puccini.


Una prova dell'eccellente risultato si è potuta ascoltare a teatro, dove tutti gli Allievi sono stati condotti per testare l'efficienza della propria tecnica vocale che, ricordiamo, deve ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. All'interno del seminario e anche a teatro, sono stati studiati i centri della voce e la loro speciale emissione nei suoni raccolti, le zone di passaggio verso gli acuti e il legato, tutto naturalmente sorretto dalla migliore respirazione della scuola italiana.


Importante anche il momento di confronto con tutti gli altri Allievi provenienti da tutto il mondo che hanno preso parte al seminario, alcuni di essi qui ritratti al termine di una lezione assieme a: (da sinistra) Maestro Mattia Peli, Tenore Davide Ferrigno, M° Astrea Amaduzzi ed altri Allievi provenienti da Messico e USA, tutti assieme per la grande Arte del Belcanto Italiano.

martedì 7 giugno 2016

Il "misto" di Gigli nella testimonianza di Lauri Volpi - di Mattia Peli

Il "misto" di Gigli nella testimonianza di Lauri Volpi

Cari lettori, oggi vi regaliamo una significativa testimonianza del grande Tenore Giacomo Lauri - Volpi che racconta come testimone diretto di quale splendore vocale fu capace Gigli nella sua intelligentissima ed accurata gestione della voce tenorile.

Buona lettura e un caro saluto dal Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano di Recanati, intitolato proprio a Beniamino e Rina Gigli, che ho l'onore di presiedere

M° Mattia Peli

<<Al Metropolitan alternavo il lavoro con altri elementi della mia corda. In un Teatro, dove il coro italiano cantava, oltre che nella propria lingua, in inglese, in francese e in tedesco, partecipando a dieci rappresentazioni settimanali di opere diverse, gli artisti delle varie classi vocali eran numerosi.

Fra i tenori eccellevano Martinelli, Gigli, Chamlee, Tokatyan, Melchior, Jagel e Laubenthal con vari repertori (...) Gigli superò se stesso nella "Marta", opera che Flotow sembra abbia scritta per lui. Andai ad udirlo in una giornata bianchissima di neve, trionfatrice del pulviscolo nero vomitato dagli infiniti comignoli. I clamori del traffico giungevano smorzati, quasi spenti, scivolando i veicoli silenziosi sulla coltre soffice.


La recita vespertina del classico sabato teatrale newyorchese aveva richiamato gran folla. Gigli cantò con leggerezza di voce, facilità d'emissioni e castigatezza di stile tutta la sua parte e non tentò, seguendo predilezioni invalse nel canto dozzinale d'innumerevoli mediocrità, le effusioni lagrimogene dei centri rigonfi a completo detrimento dei suoi acuti.

 

Il piano di Caruso, che alcuni vogliono imitare, scaturiva dall'anima nel suono, libero da singhiozzi, e permeava l'intera gamma vocale, dal "do basso" al "si naturale" acuto, perfetta di colore, di calore, di ampiezza e di omogeneità. Gigli nella "Marta" trovò il misto, che è ammesso anche dai classici del canto, non come sistema ma per eccezione in determinate esigenze di espressione cromatica.

Il misto è affine alla mezza-voce e alla voce, non mutando il colore dei suoni per quanto alleggeriti e smorzati. Il falsetto, di cui abusa la scuola francese, è invece un'altra voce nella voce, specie quando il tenore l'adopera nella regione acuta, in cui assume la tonalità tipica dei suoni femminili. Il tenore, in altri termini, per una metamorfosi strabiliante, si trasforma in soprano; il maschio diventa femmina.

Il Coro della Cappella Sistina, non permettendo la Chiesa l'inclusione di soprani donne nella falange polifonica del canto sacro, accettò in altri tempi la collaborazione di cantori evirati per le parti di soprano e mezzo soprano, ma affidò sempre ai tenori, dal tipico timbro chiaro e brillante, le parti relative, in modo da ottenere l'impasto dei timbri e dei colori nelle esecuzioni sacre. Tale plastica dei varii suoni non si potrebbe, a fil di logica, conseguire, se i tenori cantassero in falsetto nei complessi vocali, che per l'intonazione mistica dei brani e la religiosità del luogo potrebbero anche tollerarlo. Chi potrà indulgere a una tecnica di canto, basata sul "falsetto" come agevole metodo di ipotetico risparmio nell'economia dei suoni, in pieno campo melodrammatico, in cui il canto è "pathos" lirico, è azione cantata? (...)

Tornando al misto, Gigli nella "Marta" seppe astenersi dai suoni equivoci e dare la esatta misura del suo valore di cantante esperto. Lo udii, poi, nell' "Elisir d'amore". La melodia donizettiana domanda stile castigato, corretto, nobile né più, né meno che il "Don Giovanni" di Mozart.

La "vis comica" scaturisce dalla situazione, non dalla puerilità grottesca dell'attitudine scenica, specie se Nemorino non può ostentare un aspetto avvenente. La voce deve cantare come uno strumento docile nelle mani di un virtuoso.

Schipa, da me udito al vecchio Costanzi di Roma, oggi Teatro Reale, non sortì dalla natura un organo dalle ampie risonanze e dai suoni preziosi. Cionondimeno, creò un Nemorino musicale, armonioso, stilistico entro la linea di un'interpretazione scenica sobria e convincente, che lo rese famoso in tutte le platee del mondo. (...) Nemorino non è un istrione; è una povera anima incompresa, una umile natura inquieta, sospettosa insieme e credula nella sua ingenuità di villano timoroso e timido. Gigli nel confronto delle due edizioni di "Elisir d'amore" guadagnò per bellezza ed armoniosità di voce (...)

Comunque ambedue le edizioni mi fecero ammirare le virtù degli artisti italianissimi, che seguirono le tradizioni del "bel canto" nel senso migliore della parola, vale a dire nel concetto di elevata compostezza lineare e di sincerità emotiva in cui il virtuosismo non tradisce l'espressione del pensiero.>>

[da: G.Lauri Volpi - "L'equivoco", 1938]

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martedì 29 marzo 2016

Nasce il Giornale del Belcanto Italiano ®




Un impegno durato anni, fatto di studio attento e ricerche storiche e filologiche sulla problematica pratica di tecnica vocale e interpretazione.

Sono tante le domande arrivate, da ogni parte del mondo: "Qual è la migliore respirazione nel canto lirico?" - "Perché non riesco a fare gli acuti?" - "Come faccio le note di petto?" - "Dove posso trovare materiale sulla rassegna stampa di Beniamino Gigli?" - e molte altre ancora. E' sorta quindi spontanea l'esigenza di codificare tanta richiesta su un supporto di facile e veloce consultazione, che tolga una volta per tutte via la patina di vecchio e di mistero che sembra aleggiare attorno a tutto quello che è l'Opera lirica italiana e che, in definitiva, la sta solo uccidendo per interessi tutt'altro che culturali.

Cantare bene è molto più semplice che cantare male e forse oggi pochi lo sanno, ma il percorso di studio dev'essere fatto a regola d'arte; e proprio oggi è arrivato un importante comunicato del nipote di Beniamino Gigli che ha visionato il primo numero de "Il giornale del Belcanto Italiano ®, dando il suo diretto assenso e aggiungendo di scrivere chiaramente nella presentazione del nostro intenso lavoro questo suo messaggio, pregandomi anche di renderlo pubblico: "La famiglia  Gigli  autorizza  Astrea Amaduzzi  nello svolgere la sua attivita di insegnante di canto perché convinta della qualità  della sua scuola. Beniamino  Gigli"

Il Dott. Gigli, pur non essendo musicista di professione, è un grande appassionato di Opera e ci ha detto più di una volta di aver ascoltato dal vivo tanti grandi Cantanti che frequentavano casa Gigli, e poi naturalmente anche a teatro. Con grande soddisfazione ha scritto per me un bel documento che oggi condivido con i miei lettori:

"Cari amici cantanti se avete problemi di canto irritazione alle corde vocali, non vi dò medicina ma vi dico di ascoltare Astrea Amaduzzi un soprano dalla tecnica vocale sopraffina
Beniamino Gigli, Roma, 10/1/ 2016"


Una tale conferma non può che rendere felice me e tutto il gruppo di lavoro di Belcanto Italiano ®. 
 del nostro giornale digitale, completamente gratuito e disponibile in tutto il mondo

La sua pubblicazione  è nata dalla sinergia di intenti tra il "Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano ® di Recanati Beniamino e Rina Gigli", dalla storica Associazione "Beniamino Gigli" di Recanati e da Belcanto Italiano ® che ha sede a Ravenna.

Non mi resta che augurarvi buona lettura delle nostre rubriche e dei nostri articoli:

"I Gigli del Belcanto, o sia storia e tradizione della tecnica vocale Italiana"
"Le basi fondamentali del Canto Lirico: LA RESPIRAZIONE"
"La tecnica vocale spiegata da Rosa Ponselle"
"Lauri-Volpi sul funzionamento pratico della respirazione diaframmatico costale"
"Audizioni" e "Masterclass".

Un cordiale saluto e buon Belcanto Italiano a tutti!

M° Astrea Amaduzzi











lunedì 14 marzo 2016

Buon compleanno Beniamino Gigli!

Le Associazioni "Beniamini Gigli", il Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano ® "Beniamino e Rina Gigli" di Recanati e "Belcanto Italiano ®" di Ravenna sono lieti di invitarvi al Concerto "Buon Compleanno Beniamino Gigli!".

Il Concerto percorrerà il filo conduttore delle opere di repertorio di Beniamino e Rina Gigli, in un crescendo di emozionante maestria nella conduzione del fraseggio e dell'interpretazione.

Gli interpreti, il Soprano Lirico di Coloratura Astrea Amaduzzi, e il Direttore d'orchestra e Pianista Mattia Peli  proporranno un programma in autentico stile belcantistico ricco di perle di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Puccini e Mascagni, omaggiando in particolar modo nell'occasione anche il soprano Rina Gigli della quale ricorrono quest'anno i cento anni dalla nascita.

Condurrà la serata la sapiente presentazione di Pierluca Trucchia, Presidente dell'Associazione "B.Gigli" di Recanati.



venerdì 15 gennaio 2016

Debuttare nelle terre di Gigli

Vi aspettiamo dal 6 al 21 marzo 2016 per un fantastico appuntamento dedicato all'Opera Italiana nelle terre di Beniamino Gigli.

Si selezionano:
- 10 Cantanti e 2 Pianisti (partecipanti effettivi)
- 5 Uditori (Cantanti o Pianisti)
per un laboratorio tecnico, stilistico e interpretativo su Lucia di Lammermoor, La Traviata, La Bohème.

Il corso, della durata di 16 giorni, si articolerà nello studio approfondito di Arie e Scene d'insieme, sia dal punto di vista tecnico e interpretativo che della prassi esecutiva e scenica.


Il laboratorio si svolgerà a Recanati nei locali del Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano "Beniamino e Rina Gigli", al Teatro Persiani, nell'Aula Magna del Comune con il Pianoforte di Beniamino Gigli e al Teatro "La Rondinella di Montefano.


Gli Allievi saranno sempre in costantemente guidati dai Docenti del Corso, il M° Astrea Amaduzzi, Soprano Lirico di Coloratura, Docente di Tecnica Vocale ed esperta nella prassi esecutiva Belcantistica, e dal Maestro Mattia Peli, Direttore d'orchestra, Pianista e Compositore.
Pierluca Trucchia, Presidente dell'Associazione "Beniamino Gigli" di Recanati guiderà invece i partecipanti alla scoperta dei luoghi gigliani e curerà una visita al Museo Gigli di Recanati.

  

 A insindacabile giudizio dei Docenti, a fine corso, gli Allievi ritenuti idonei parteciperanno all'allestimento dell'Opera "La Traviata" di Giuseppe Verdi e i migliori saranno scritturati per un grande Concerto Internazionale estivo retribuito dedicato al Belcanto Italiano.

A ciascun Allievo effettivo sarà chiesta un contributo di partecipazione di 22 Euro giornalieri.


L'intero ricavato sarà devoluto all'Associazione Gigli per l'organizzazione delle numerose iniziative Culturali in collaborazione con il CISBI, Centro internazionale di Studi per il Belcanto Italiano. 


tel. (+39) 347 58 53 253

(+39) 3475853253
Contatto WhatsApp di Belcanto Italiano:
(+39) 347 58 53 253

lunedì 23 novembre 2015

Beniamino Gigli, "Ambasciatore del Bel Canto Italiano nel mondo"

Gigli, ovvero il "Signore del Bel Canto"
e "L'Ambasciatore del Bel Canto Italiano nel mondo"!


Nella ridente cittadina marchigiana di Recanati, ove era nato il sommo poeta Giacomo Leopardi, così come il compositore d'opera Giuseppe Persiani al quale è intitolato il Teatro della città, nel quartiere di Castelnuovo, nacque pure Beniamino Gigli, un ragazzetto destinato, per doti innate e per grande studio vocale, a divenire Artista principale del Metropolitan di New York ed uno dei più grandi tenori della prima metà del Novecento; e, sempre a Recanati, sua figlia Rina, dopo una vita di teatro d'opera come soprano, avrebbe poi vissuto per molti anni.


Dopo i primi anni d'esperienza nella sua lunga carriera, già verso la fine degli anni Trenta, Gigli veniva considerato un artista eccelso ed un cantante "belcantista", come possiamo vedere da una dedica del compositore Cilea al tenore recanatese, ormai celebre mondialmente:

<<Al sommo Gigli,
che la potenza della voce sa piegare alla soavità del bel canto italiano, tutta la mia ammirazione e tutta la mia gratitudine per aver dato a "Gloria" fulgente vita.>>
Francesco Cilea - Roma, 15 gennaio 1938


15 Gennaio 1938 - Ripresa nel Teatro Reale dell'Opera di Roma di "Gloria", dramma lirico (2° versione) in 3 atti di Francesco Cilea, libretto di Arturo Colautti, dirige Oliviero De Fabritiis, maestro del coro Giuseppe Conca, regia di Marcello Govoni, scenografia di Pietro Aschieri e Alfredo Furiga {soprani Maria Caniglia (Gloria) e Edmea Limberti (senese), tenore Beniamino Gigli (Lionetto Fortebrando), baritoni Armando Borgioli (Bardo) e Tito Gobbi (banditore, bassi Giulio Tomei (Aquilante) e Ernesto Dominici (vescovo)}

In questo filmato degli anni Quaranta, egli viene definito: "SIGNORE DEL BEL CANTO" !


Lo stesso Gigli, nella sua Lezione Introduttiva di Londra, nel 1946, parlava del Bel Canto, in questi termini:

<<Tutti i celebri cantanti del passato, non italiani, come Sims Reeves, Charles Santley, Emma Albani, Marcella Sembrich, Nelli Melba, Victor Maurel, Marcel Journet, Dinh Gilly, ed altri, non solo erano ben al corrente della lingua italiana ma sapevano per esperienza che le cosiddette vocali italiane A, E, I, O, U (o meglio, le cinque vocali come concepite e pronunciate dagli italiani) costituiscono la "vera base" della voce e del canto, cioè, del Bel Canto. (...) Un buon cantante italiano - un prodotto della vera Scuola, l'unica e sola, "parla" come canta, per quanto riguarda le suddette cinque vocali pure e fluide, che per ragioni di convenienza sono chiamate italiane, o classiche, ma che di fatto si trovano praticamente in ogni lingua dei popoli civilizzati e non civilizzati, sebbene non sempre, o potremmo dire raramente, se non per niente, con la medesima purezza di forma, colori e accentuazione nota all'italiano. 
Anch'io condivido l'opinione che il buon canto deve essere basato sulle 5 vocali a, e, i, o, u, nella loro forma più pura, e nelle modificazioni di queste.>>

In seguito, nella Masterclass di Gigli a Vienna del 1955, ecco altri suoi illuminanti insegnamenti e dimostrazioni pratiche del Bel Canto:

"Loro hanno sette vocali...voi, tedeschi, o inglesi o americani non avete le 5 vocali per il canto come ce l'ha l'Italia: "A", "E", "I", "O", "U". Noi facciamo...sulla STESSA POSIZIONE, noi dobbiamo fare le 5 vocali; e vi do un esempio pratico: (canta, vocalizzando "a-e-i-o-u"). Come avete visto e sentito io non ho mosso né gola...non ho mosso nulla. E' nella POSIZIONE che io ho fatto le 5 vocali. (...) Se voi dovete studiare il canto, e potrei dire anche, lasciatemelo dire...il BEL CANTO ITALIANO, bisogna che vi portate necessariamente a imparare le 5 vocali e metterle, le 5 vocali, sulla stessa posizione."


Infine, nelle sue "Memorie" (1957), con alle spalle una vita di canto nei principali teatri, auditori, chiese, piazze e luoghi d'Italia e del mondo, ecco le sue fondamentali raccomandazioni alle generazioni future della lirica: 

<<Per certi giovani cantanti d'oggigiorno, sei anni di studio possono sembrare molto lunghi, pure ancor oggi io penso che siano stati necessari. Provo sempre una estrema gratitudine per i vari insegnanti che non hanno soltanto educato la mia voce, ma mi hanno anche appreso la pazienza. Sulle prime, avevo creduto che un paio di anni o tre sarebbero bastati, ma non appena il mio tirocinio cominciò sul serio e secondo le regole, presi a rendermi conto che non sarebbe bastata un'intera vita per imparate tutto quello che c'era da imparare. Ora che mi sono ritirato dalle scene, mi viene spesso chiesto che ne pensi del futuro del ''bel canto''. Ho una risposta appena : dipende dalla volontà di lavorare sodo. Ogni generazione avrà la sua parte di voci che si staccano dalle altre : ma, a meno che i giovani allievi non siano preparati ad affrontare sei o sette anni di esercizio, il ''bel canto'' andrà in declino.>>


Ed ancora:
<<Sento di dover raccomandare a tutti i giovani cantanti: siate perseveranti nel vostro studio. Abbiate il coraggio di rimandare il vostro debutto fin che non sarete realmente preparati. Non fate, ve ne prego, che la tradizione del "bel canto" intristisca e svanisca. (...) Donizetti è più difficile da cantare che non Puccini (...) Il 5 ottobre 1916, al Teatro Ristori di Verona, aggiunsi una settima opera alla mia collana, che già stava accrescendosi regolarmente. Di nuovo Donizetti: "Lucia di Lammermoor". (...) Durante tutta la prima rappresentazione dovetti sforzarmi di risparmiare abbastanza fiato per il "Tu che a Dio..." lo avevo provato e riprovato molte volte, ma è un canto estremamente difficile ed estenuante (...) Un cantante la cui voce sia mediocre, la cui tecnica sia tutt'altro che impeccabile, riescirà ciononostante assai spesso a ingannare il suo pubblico con un'opera di Puccini, e ad arrivare alla fine guadagnandosi per soprammercato degli applausi. Cantanti di tal fatta ci penserebbero però due volte prima di arrischiarsi con la musica di Donizetti che mette spietatamente a nudo le vere possibilità di ognuno. (...) Le parti di Donizetti sono delle parti schiettamente liriche, piegate all'imperio della melodia, alle "arie", alle "cavatine", alle "cabalette", ai lenti "legati". Esigono sicurezza di respiro e sicurezza di tono; esigono facilità ed equilibrio d'emissione: le prime e fondamentali esigenze, si ricordi, delle esercitazioni vocali. Il fatto rimane che molti cantanti, oggigiorno, si avventurano nella loro carriera quando sono ancora lontani, molto lontani dall'aver assoluta padronanza di questi requisiti basilari.>>


Una particolare testimonianza poi è quella di Michelangelo Verso, uno degli allievi di Gigli, sul bel canto e l'importanza del "capitale vocale":

<<Mentre cantavo l'aria "A te o cara" dei Puritani, a piena voce, anche perché il pianista suonava troppo forte, Gigli c'interruppe dicendo al pianista: "Devo sentire a Lei, come pianista, o devo sentire il Tenore, e allora La prego di accompagnare il cantante e di rispettare i piani come segnati nello spartito perché altrimenti costringerebbe il cantante a forzare e spingere la voce e non potrebbe dare espressione di belcanto".
Poi, come esempio, Gigli seduto nella sua poltrona, cantò con la massima facilità, la frase più acuta "se ramme-e-e-nto" volendomi dimostrare come si emette un Do# con la facilità e il belcanto
che lui solo aveva, dandoci così una grande emozione da rimanere sbalorditi.
Poi mi disse: "Tu vuoi cantare solo per una sera, o per tutta la vita?"
"Pensa di cantare con l'interesse e non con il tuo capitale" e allora io mi sono permesso di chiedere una spiegazione più dettagliata. Lui mi spiegò in poche parole che l'interesse sarebbe la tecnica, l'intelligenza, la musicalità e la facoltà di sapersi risparmiare per poter cantare professionalmente e per poter fare anche una carriera duratura, mentre il capitale sarebbe la propria salute in genere e specialmente quella delle corde vocali, e bisogna saper usare bene la giusta tecnica di emissione assieme alla respirazione diaframmatica, cantando sul fiato e sulla parola, appoggiando in maschera senza usare suoni gutturali e nasali.>>


Nella sua carriera artistica, quella ufficiale che comincia nel 1914 con il debutto di Rovigo, Beniamino Gigli cantò in almeno 4000 spettacoli importanti, tra recite e concerti. Egli, nell'arco di ben 41 anni di carriera, cantò in almeno 40 paesi di 4 continenti, in circa 300 città del mondo e in oltre 400 città e paesi d'Italia.



Su "La Domenica del Corriere" del 15 dicembre 1957, a sole due settimane dalla scomparsa, Gigli viene definito "L'AMBASCIATORE DEL BEL CANTO ITALIANO NEL MONDO" !!!


Ma la sua lezione e la sua eredità belcantistica non termina con la sua scomparsa, continua infatti tramite i suoi insegnamenti lasciati per iscritto ed in forma orale, oltre che con il suo esempio pratico canoro, che sopravvive a tutt'oggi nel ricordo vivo delle tantissime persone che l'hanno ascoltato nel sue interpretazioni dal vivo e, per tutti gli altri, nelle sue registrazioni "live" e in studio che non cessano ancora oggi nel 2015 di sorprendere e commuovere... 

...così come continua attraverso la figlia Rina Gigli, soprano lirico, e moglie del basso Plinio Clabassi, che cantò ed interpretò ben 35 ruoli lungo una carriera, durata ben 35 anni tra Italia ed estero!
Il Soprano Rina Gigli


Qui vediamo una foto di Beniamino Gigli con speciale dedica alla figlia Rina: <<Alla mia Rina, perché seguiti a tenere alto il "Bel Canto" dei Gigli - Papà 1947>>


...e continua, per mezzo di quegli artisti lirici che portano avanti la vera Arte e la vera Musica e che tramandano, attraverso le proprie performance pubbliche e per mezzo dell'insegnamento didattico a decine e decine di giovani italiani e stranieri, la tradizione vocale dell'antica tecnica belcantistica italiana e lo straordinario patrimonio della nostra Opera Italiana, amata in tutto il mondo! 

Ecco alcune storiche registrazioni audio e video di Beniamino e Rina Gigli:








mercoledì 4 novembre 2015

Nasce il Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano "Beniamino e Rina Gigli" a Recanati



A Recanati, terra che ha dato natali a personaggi italiani tra i più illustri, tra i quali colossi come il poeta Giacomo Leopardi, il tenore Beniamino Gigli così come il compositore Giuseppe Persiani, nasce oggi 4 novembre 2015 il "Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano ® Beniamino e Rina Gigli".

Il Centro è accolto dai migliori auspici e gode del patrocinio del Comune di Recanati, da sempre estremamente sensibile all'Opera italiana, di quello dell'Associazione "Beniamino Gigli" e del supporto dell'Associazione "Belcanto Italiano ®", con sede a Ravenna, ma operativa sia a livello nazionale che internazionale; si pone l'obiettivo di coordinare ricerche e attività sulla migliore Scuola Belcantistica Italiana.



Le ricerche storico - filologiche saranno poi applicate praticamente a seminari intensivi di formazione artistica e professionale per voci provenienti da tutto il mondo, a studenti sia professionisti che principianti desiderosi di apprendere la migliore tradizione della tecnica vocale italiana, di cui Beniamino Gigli, celeberrimo Tenore e sua figlia Rina, Soprano dalla splendida voce, sono stati tra i più importanti rappresentanti a livello mondiale.

Il Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano ® di Recanati, vede la figura del suo presidente nel Maestro Mattia Peli, raffinato musicista ed attento ricercatore musicale che ha dimostrato il suo valido eclettismo sviluppando la propria arte tra la Direzione d'orchestra, il Pianoforte, il Violino e la Composizione.



Alla sua fondazione, il Centro Internazionale di Studi vede già la partecipazione attiva di Cantanti provenienti da Italia, Stati Uniti e Brasile, diventando da subito un valido punto di riferimento nel panorama operistico mondiale. A Recanati "libiam ne' lieti calici", nel nome del meraviglioso Belcanto Italiano!