Cantanti d'altri tempi: FANNY PERSIANI-TACCHINARDI - "Il Teatro Illustrato", 6-20 luglio 1908
Cantanti d'altri tempi FANNY PERSIANI-TACCHINARDI
Nella primavera del 1833 si produsse al Carcano di Milano nella "Beatrice di Tenda" e nella "Sonnambula" di Bellini, con successo enorme. I milanesi fecero di tutto per trattenerla anche nella stagione d'autunno: Felice Romani le indirizzò delle strofe vibranti di ammirazione, il celebre pittore Bruloff sollecitò l'onore di ritrattarla. Ma i patti d'una precedente scrittura la reclamavano a Roma, e la Fanny ringraziò i milanesi, nell'ultima recita, con una cantata da lei composta (poiché era anche valente poetessa) e musicata dal marito maestro Giuseppe Persiani. Eccone le prime strofe:
"Deh! se giammai gradita Vi suonò la mia voce, a me porgete Cortese orecchie, or che disciolgo il canto Che sul labbro mi pone il cor commosso Dal costante favore a me concesso L'ultimo canto è desso Con cui prendo commiato; e quel lasciando Migrante augel l'amena riva ov'ebbe Aure soavi e ciel benigno e pio, Fuor che il canto non ho per dirvi addio!"
Nel 1835, a Napoli, dopo una rappresentazione della "Lucia di Lammermoor", opera scritta appositamente per lei, mentre Fanny Persiani-Tacchinardi si stava vestendo, entrò una ignota signora nel suo camerino: - Son tutti vostri questi bellissimi capelli? - chiese l'incognita. Quando la cantante ebbe risposto affermativamente, la dama aggiunse: - Ebbene, poiché non ho qui delle corone di fiori da offrirvi, permettetemi di intrecciarvene una coi vostri magnifici capelli! La dama sconosciuta si chiamava Maria Malibran. Essa sentiva la morte vicina rapirle la corona di gloria e ne volle fregiare colle sue mani la fronte della giovane e degna erede. E difatti, un anno dopo, la Persiani a Parigi ed a Londra rinnovava i trionfi della Malibran e portava in giro glorioso per l'Europa la "Pia de' Tolomei" composta per i suoi mezzi da Gaetano Donizetti.
Il compositore belcantista recanatese Giuseppe Persiani
Giudizi critici scelti dell'epoca sulla musica operistica del compositore belcantista Giuseppe Persiani :
1826 - L'INIMICO GENEROSO
(...) nella rivista bolognese "Teatri, arte e letteratura" (19 ottobre 1826) si scriveva: "Persiani ne ha ricavato un maggior partito. Questo maestro ha condotta, bel canto, brio, è profondo nelle teorie, unisce felicemente l'espressione delle note a quella delle parole, mostra insomma d'esser dotato dalla natura di tutto il genio che si richiede per sì bell'arte... Con questo secondo esperimento dato sul nostro teatro, (il Persiani) è uscito dalla folla dei giovani compositori e corre a gran passi ad occupare un posto distinto fra i più celebri maestri".
1827 - DANAO RE D'ARGO
(...) la "Gazzetta di Firenze" (16 giugno 1827) così scrive: "Erriamo, o ci è dato di potere annunziar nuova musica italiana e degna d'Italia? Alta è questa lode... Ma no, non erriamo se di questa lode onoriamo la musica del dramma Danao Re d'Argo, e ce ne assicura il plauso con che l'accolse il coltissimo pubblico fiorentino. Tumultuariamente composto in men d'un mese il Danao successe all'Otello di Rossini; formidabil confronto! Tremavano gli amici del giovane Autore; s'udivano i profeti di sventura per le conversazioni, al teatro; ma la paura di quelli riconfortò, i vaticinii di questi smentì il Danao sulla scena. Col silenzio della sorpresa e della commozione fu sentita questa musica: quasi ad ogni pezzo, non succedevano i plausi distintamente sparsi ed il voluto acclamare della parzialità, ma erompeva l'irrefrenabil grido e il movimento confusamente uno dell'intera Udienza dall'istesso sentire esaltata. Non il fervore infine, ma l'entusiasmo chiamò più volte ogni sera sul proscenio, a ricevere l'omaggio delle pubbliche congratulazioni, l'egregio Compositore, che è il Sig. Giuseppe Persiani. Nativo di Recanati, egli ebbe per scuola il celebre Conservatorio di Napoli... Firenze al fine lo restituì ai suoi migliori destini".
- Lettera (Firenze, giugno 1827) del maestro Zamboni, direttore e concertatore del "Danao re d'Argo" al teatro della Pergola, diretta al maestro Caporalini di Recanati: "Signore, - Ormai Recanati non avrà da invidiare Pesaro. Il giovane Maestro Persiani si è immortalato con la sua Opera il Danao. Egli è ora cercato per tutte le Capitali".
- Lettera di Giacomo Leopardi indirizzata alla sorella Paolina (Firenze, 7 luglio 1827): "... L'entusiasmo destato dal Persiani è verissimo. Ho sentito parecchi intendenti e dilettanti dire che Persiani è un genio straordinario. Tutti ne dicono gran bene, anche per riguardo al suo carattere e alla sua gran probità! (...) Io non sono stato a sentirla (l'opera Danao), perché i miei occhi in teatro patiscono troppo".
N.B. La Società del Casino di Recanati invierà (estate 1827) una lettera di congratulazioni al Concittadino per i recenti successi fiorentini del "Danao re d'Argo".
1829 - IL SOLITARIO
(...) la "Gazzetta di Milano" (22 aprile 1829) scriveva: "Il maestro Persiani, privo di aderenze e di appoggi in questa città, nuovo affatto per tutti e come cittadino e come artista, deve accogliere il voto dei suoi ascoltatori per ingenuo, e deve quindi confortarsi se questo non gli fu sfavorevole. Gentilmente egli fu salutato nel mostrarsi al Cembalo, premiato di aggradimento dopo la Sinfonia, e dopo alcuni pezzi, indi alla chiamata sul Proscenio dopo il primo Atto. Frequenti gli furono anche nell'atto secondo gli applausi: terminato il quale però non fu accordato lo stesso favore che incoronò il primo, e ciò perché, distinguendo in lui dell'abilità e del sapere, anche nell'incoraggiarlo avvertirlo si volle di procurarsi in avvenire dei 'Libretti migliori' di questo... Della musica nondimeno ce n'è nel suo Spartito, della musica scritta dal Maestro che conosce la scienza dell'arte sua; ... Il suo canto è bello e tutto italiano, il suo strumentale, vivo, variato ed immaginoso".
1835 - INES DE CASTRO
(...) "Il Figaro" milanese (14 febbraio 1835) commenta: "Il brillante successo di questo nuovo spartito, sudato lavoro del maestro Persiani, si va sempre più confermando: la musica è sparsa di varie bellezze, sia che la si riguardi dal lato della scienza, come dell'invenzione. Persiani ha colto un bel serto, e deve gioir seco stesso per aver presentato l'italiano teatro di una veramente elaborata composizione. Molte chiamate, infiniti applausi gli toccarono, anche perché l'esecuzione fu proprio esatta e perfetta".
"Il Censore universale dei Teatri" (25 febbraio 1835) così scrive: "... Straordinario... successo, che dopo quello della 'Zelmira' non ebbe su queste scene l'eguale. Applausi nonostante la presenza dei Sovrani, 10 chiamate al compositore. Tutto questo spartito porta la marca dell'originalità, e quella del più dotto artifizio (...)"
A proposito dell'esecuzione parigina, l' "Outre-mer" (29 dicembre 1839) così scriveva: "La composizione del Maestro Persiani, distinto allievo di Zingarelli, è adattissima al caso. Sarebbe inutile di parlare di questa musica senza premettere che nello scorso sabato, che venne per la prima volta prodotta sulle scene italiane di Parigi, fu accolta col più grande entusiasmo... Uno dei rimarchevoli tratti messi in scena dal Maestro Persiani, e da cui ha ottenuto effetti che hanno piacevolmente stupito il mondo, si è l'opposizione della forza alla semplicità. Un solo giudizio può darsi sulla Persiani..., Essa riunisce cioè la maggiore maestria con la più cara facilità ed agevolezza, giunge alla perfezione. Ora madama Persiani è giunta a questo grado come degna e legittima erede di madama Malibran".
Con quest'ultimo atto Persiani, già celebre in Italia, viene definitivamente consacrato alla fama e notorietà d'Operista europeo!
1843 - IL FANTASMA
(...) il giornale bolognese "La Farfalla" (17 gennaio 1844) commenta: "Il Fantasma: nuova Opera del Maestro Persiani". - Ci è grato potere estrarre dal giornale di Parigi 'Le Monde' il seguente articolo intorno ad una nuova Opera del suddetto Maestro. Ammirammo il primo volo del suo ingegno nel Danao, e riconosciutane la forza, presagimmo i futuri suoi trionfi... Il Fantasma ha ottenuto un magnifico successo; successo pel Compositore, successo pei Cantanti... In breve è questo un successo, ed un brillante successo che ha ottenuto il Maestro Persiani, già conosciuto nel mondo dilettante Parigino per la sua Opera 'Ines de Castro' - Il sig. Persiani possiede ad un grado eminente la ricchezza melodica... La sua musica è piena di verità, ed il colore n'è eccellente. - La esecuzione del Fantasma è stata delle più insigni.
- In una Lettera al canonico Paccazocchi di Recanati (Vienna, 1 luglio 1845), Persiani così ne scrive: "... Questo Pubblico finì per acclamare e portare a cielo il talento di mia moglie, non che la mia Opera 'Il Fantasma' ".
(tratto da: Giacomo Bellucci - "Giuseppe Persiani, operista italiano dell'ottocento" - Tecnostampa Recanati 1980)
Recensione di "Piglia il mondo come viene" di Giuseppe Persiani
(Gazzetta di Firenze - 31 gennaio 1826)
Recensione del "Danao Re d'Argo" di Giuseppe Persiani - SPETTACOLI TEATRALI. Firenze, Teatro della Pergola - Estratto della Gazzetta di Firenze del 16 giugno 1827
Recensione dell' "Inimico generoso" del Maestro del bel canto Giuseppe Persiani
(Gazzetta di Firenze - 26 ottobre 1826)
Recensione dell' "Eufemio di Messina" ovvero "La distruzione di Catania", conosciuto anche come "I Saraceni in Catania" - in: "Teatri, Arti e Letteratura" Bologna 2 agosto 1832
Altra recensione dei Saraceni in Catania, con due sonetti dedicati alla Ungher e a Persiani - in: "Teatri, Arti e Letteratura" Bologna 9 agosto 1832
Recensione sul canto del nuovo astro sopranile Fanny Tacchinardi-Persiani, esibitasi assieme al padre, il celebre tenore Nicola Tacchinardi - in: "Teatri, Arti e Letteratura" - Bologna 20 settembre 1832
G. Duprez sulla "Ines de Castro" di Persiani e la Malibran (in "Souvenirs d'un chanteur" del 1880)
La INES DE CASTRO di Fanny Tacchinardi-Persiani (1836 - 1840) 'raccontata' in alcune recensioni dell'epoca:
"Il Figaro" dell'1-6-1836 - Bologna (Teatro Comunale).
"La sera del 21 corrente fu rappresentato nel Teatro Comunale di Bologna l'Ines di Castro: fu accolto con favore, e va sempre più piacendo. La Tacchinardi e Porto sono il miglior sostegno di quell'Opera, e ne ottengono molti applausi."
"Il Pirata" a. I, n. 97 del 3-6-1836, pag. 388 - Bologna (Teatro Comunale).
"L'Ines di Castro del maestro Persiani mise il colmo ai non ordinarii trionfi della Tacchinardi, di cui certo a Bologna, da quegli intelligenti e conoscitori del vero canto italiano, si parlerà a lungo. Il pubblico l'accompagnò in tutto il corso della rappresentazione colle più vive voci di clamore e di gioja; come non si scordò di distinguere chi la secondava con tanta valentia, il basso Porto e il tenore.
Il 29 dello scorso mese quella compagnia dava fine ai suoi impegni, e si portava dopo a Modena, ove intendeva di prodursi jeri l'altro. Non diciamo che alla Tacchinardi si preparano colà nuove feste, perché il lettore già se lo immagina."
"Il Pirata" a. II, n. 61 del 27-1-1837, pag. 243 - Venezia (Teatro Apollo), la sera del 21.
"L'Ines De Castro ha fatta la sua comparsa. (...)
Atto I. (...) cavatina della Persiani, applaudita e chiamata
Atto III. (...) Aria finale della prima donna, applaudita con una chiamata altrettanto spontanea e solenne al calar della tela. (...)
A noi pare (...), che quando s'è detto essere sempre nel pieno favore dei Veneziani tanto la incomparabile Tacchinardi, come l'applauditissimo Poggi, non siavi d'uopo d'altre parole."
"Il Censore universale dei Teatri" n. 18 del 4-3-1837, da Venezia.
"Uno spartito di merito vero e reale, composto dal maestro Persiani ed eseguito in principalità dalla di lui Moglie, doveva ben avere quel successo che gli si compete per diritto innanzi ad un'udienza tanto amante della buona musica, qual è l'udienza veneziana; e lo ebbe anche il competente successo, perché tutta quest'opera fu ascoltata con molta attenzione e persuasione gustata e la comune attenzione e persuasione si scosse poi e si trasportò al furore per acclamare la Tacchinardi nella sua cavatina, e nella sua grande scena finale (...)"
"La Fama" a. V, del 3-1-1840, pag. 8 - Musica - Teatri Stranieri.
"L'Ines di Castro del maestro Persiani, ottenne ora un successo assai favorevole al Teatro Italiano di Parigi. (...) Quello che importa di farvi intendere è la grazia irresistibile, la suprema abilità, colla quale la signora Persiani canta ed agisce sotto le spoglie della povera Ines: essa è quasi sempre sulla scena, e porta da sola il peso delle più importanti situazioni. Tutto ciò che possiamo dire della Persiani è, ch'ella tocca sempre i confini della perfezione, e non di rado la raggiunge."
"Il Pirata" a. V, n. 54 del 3-1-1840, pag. 224. Parigi (Real Teatro Italiano).
"E' su queste scene comparsa l'Ines de Castro del maestro Persiani. (...) Rubini, Lablache, l'Albertazzi, Morelli; e la moglie del tanto acclamato compositore, l'egregia Fanny, cantarono com'essi soli sanno cantare, e riapparir dovettero, in un col maestro, sul palco. "M.me Persiani", dice un giornal francese, "cette grande cantatrice a eu l'occasion de faire reconnaitre la flexibilité de son talent"."
(da: Saverio Durante - "Le Ines de Castro e la Ines di Giuseppe Persiani" - Milano, 1970)
Teatro Italiano. "Il Fantasma", opera del maestro Persiani :
" (...) Quanto alla famosa Polacca della Persiani, è impossibile dare
un'idea dei trasporti eccitati da questo meraviglioso bijou musicale.
Tutto il teatro applaudiva con una frenesia che per alcuni minuti
minacciava di non potersi trattenere. Questo pezzo, in cui la Persiani
fa mostra di sì stupendi prodigi di vocalizzazione, solo basterebbe a
fare la fortuna d'un'opera. (...) "
(in: "Gazzetta Musicale di Milano" - Domenica 16 febbraio 1845 - "NOTIZIE")
Nella sezione finale del "Semanario pintoresco español" del 2 agosto 1846 la messa in scena a Madrid (il 25 luglio) della sua ultima opera rappresentata "L'orfana savoiarda" riceve una dura ed ingiustificata critica:
"En el teatro del Circo se ha puesto en escena la Huérfana Saboyana, ópera tan falta de gracia y de gusto (...)"
(...) con la "Ines de Castro" che si presentò sulle scene del S. Carlo di Napoli nel carnevale 1835 l'arte e la fama del maestro toccarono le vette del successo. I giornali napoletani portarono alle stelle l'opera e i cantanti, i quali a dire il vero, erano di straordinario valore e rispondevano ai nomi di Maria Malibran, Luigi Duprez e Porto, per citare i principali; l'entusiasmo del pubblico fu così generoso che la polizia dovette ordinare che "si smettessero quelle frequenti chiamate che stancavano le signore e i signori della Corte".
"L'Ines fece il giro delle scene italiane, e comparve dove intera, dove in parte, anche in quelle del teatro straniero". Il Radiciotti, che così si esprime, dà un elenco dei teatri, circa quaranta, nei quali l'opera fu rappresentata sino all'anno 1843.
Eccoli per ordine cronologico: Napoli (S. Carlo), Ancona (Muse), Lucca, Palermo (S. Carolino), Genova (Carlo Felice), Roma (Apollo), Firenze (Alfieri), Bologna (Comunale), Padova, Modena, Trieste, Piacenza, Venezia (Fenice), Torino (Regio), Milano (Scala), Corfù, Zante, Lugo, Rovigo, Brescia, Ferrara, Pisa, Rimini, Bologna (Comunale), Faenza, Siena, Iesi, Parma, Parigi (Teatro Italiano), Padova, Macerata, Londra (Teatro Italiano), Assisi, Parigi (Teatro Italiano), Città di Castello, Pesaro, Arezzo, Catania, Ferrara, Forlì, Firenze (Teatro Piazza Vecchia).
Il secondo teatro che rappresentò la "Ines" fu quello delle Muse di Ancona, ove affluirono molti recanatesi che riportarono in patria l'eco delle intusiastiche accoglienze anconetane, dopo di che la rappresentanza municipale espresse i sentimenti di ammirazione dell'intera cittadinanza, e il Persiani fu acclamato, per la prima volta, nella sua città natale.
"I recanatesi, accorsi in folla furono allora non solamente dilettati dagli incanti di quella musica; ma inondati altresì da soavissima compiacenza per la gloria del loro egregio concittadino. Si adoperarono ad esprimere in alcuna guisa i loro sentimenti con delle stampe che si divulgarono a suo onore. La Società del Casino lo fece socio onorario e la Magistratura, a nome della popolazione, gli significò sentimenti di ammirazione, di onore e di compiacimento colla lettera delli 27 maggio 1835." (Antonio Bravi - "Reminescenze recanatesi")
Fatto strano però, che né questa né altre opere del concittadino mai furono presentate in Recanati, nonostante che in quel periodo e negli anni successivi le scene del nostro teatro risuonarono, attraverso innumerevoli recite, delle melodie del Rossini, del Bellini, del Donizetti, del Verdi e di altri musicisti minori. Eppure l'estro del Persiani coglieva allori sui principali teatri italiani e stranieri!
Ma poiché la "Ines de Castro" è opera di grande effetto, e pur risentendo dell'epoca in cui venne scritta, vi sono pagine stupende e melodie "che strapperebbero gli applausi anche ai giorni nostri", non è lecito formulare l'augurio che il teatro che s'intitola al Persiani possa risuonare delle sue armonie che si rinnovano nel tempo e negli applausi freschi e generosi di questa generazione?
Parigi, Viennna, Londra, Madrid, Pietroburgo sono le tappe che percorrono le opere del Persiani e l'arte squisita della Fanny Tacchinardi sua eletta consorte, soprano ricercato e acclamato nei principali teatri d'Europa. Solo attraverso queste tappe di fatica e di gloria, la soddisfazione e l'agiatezza vengono a lenire la travagliata esistenza del Maestro, che al colmo della sua rinomanza si vede ricercato, accarezzato, onorato.
La città natale gli concede il titolo di Patrizio Recanatese. Tolentino lo aggrega alla Accademia Filelfica, la Corte di Vienna gli elargisce il titolo di Cavaliere; Firenze, Napoli, Recanati lo invitano a prendere stabile dimora entro le proprie mura.
Come risponde il Persiani a tante sollecitazioni?
Ripensando alle sofferenze della prima giovinezza, alla noncuranza quasi generale che lo aveva accompagnato attraverso la sua contrastata carriera, un'accorata costatazione dovette affiorare alla sua mente e la penna tradusse fedelmente la pena interiore di un'anima sensibile e generosa. "Un tempo" - così leggiamo in una lettera diretta al canonico Paccazocchi di Recanati - "non doveva esistere un palmo di terreno per sostenermi, tutti negavano di avermi conosciuto: ed ora le premure e le affezioni, devono essere tante da rendermi infelice?".
Incongruenze della vita, instabilità del carattere umano, ironia della sorte?
La storia è piena di siffatti riscontri!...
Certo sì è che il Persiani non seppe mai decidersi a ritornare in patria; e così lo scrupolo di non far torto a nessuna delle città a cui era debitore di qualche beneficio, non si tramutò mai in un peso della sua coscienza.
"A Recanati devo la vita;" - continua la citata lettera - " a Napoli il mio sapere; a Firenze la difesa del mio onore; a Vienna il grado di appartenere alla Augusta Casa; a Parigi ciò che posseggo. Tutti questi non hanno risparmiato preghiere, e quindi affetti, ed in fine rimproveri, onde costringermi ad una decisione. Ma come potrei essere grato ad una sola, quando Iddio ha voluto che la mia vita fosse affidata a più di una madre? Italia tutta non sa, che Firenze mi aperse le braccia, e che adempì scrupolosamente ai doveri di madre, abbenché io non le fossi figlio!... Io rispetto ed amo tutti quei luoghi ai quali sono debitore di qualche beneficio; ma... non aspirerei (nello stato di agitazione in cui sono) scegliere la mia dimora che in sei palmi di terra ombreggiata da un cipresso, e la patria in quel luogo dove si riuniscono i giusti, dove non vi sono tiranni, dove la sempiterna luce rischiara i felici abitatori che eternamente vi soggiornano".
Ho creduto opportuno trascrivere questo brano di lettera, perché mi sembra che Persiani, indugiandosi quasi con compiacenza, abbia voluto dettare il suo testamento morale, nel pieno giorno della sua vita e del suo intelletto, mentre si trovava a Vienna, nel luglio del 1845, ove quel pubblico innalzava al cielo "il talento della moglie" e la sua opera "il Fantasma", che già aveva avuto un felice debutto al Teatro Italiano di Parigi nel dicembre 1843.
Presa stabile dimora in terra di Francia, il nostro concittadino vi trascorse gli ultimi anni della sua vita in una meritata agiatezza, e il 13 agosto 1869, all'età di settanta anni, si spense a Neully sur Seine, a due chilometri da Parigi, ove i coniugi Persiani da qualche tempo si erano ritirati a vita privata.
Strana coincidenza! Un anno prima a Passy, antico sobborgo della stessa Parigi, aveva cessato di vivere un altro grande marchigiano, Gioacchino Rossini, che trasferitosi in Francia sina dal 1824 era subito salito nel firmamento dei più alti geni musicali.
Si saranno mai incontrati i due conterranei, i quali, volontari esuli in terre straniere, onoravano con la stessa arte la loro Patria, che iniziava allora la sua ascensione verso la propria unità e la propria indipendenza?
Nessuna traccia abbiamo nelle poche lettere del Persiani, a noi pervenute, data la modestia e la riservatezza del nostro concittadino. Ma nulla ci vieta di credere che la notorietà dei due Maestri ricercati e acclamati nella capitale francese per le loro opere che vi si rappresentarono, abbia favorito un qualche loro incontro, e per la reciproca stima e per la nostalgia della comune patria marchigiana bagnata dallo stesso mare e illuminata dello stesso cielo.
[da: Celso Minestroni - "Commemorazione del concittadino Giuseppe Persiani, musicista (1799 - 1869) nel I° centenario della morte" - Recanati, 1969]
APPENDICE - su Fanny Tacchinardi-Persiani
Niccolò Tacchinardi e due sue figlie, Luisa e Francesca, si esibiscono al Teatro di Pisa il 26 agosto 1825 (Gazzetta di Firenze. Martedì 30 agosto 1825)
N.B. : Il 5 agosto 1829, in S. Simone a Firenze, Persiani sposò
Francesca Felicita Maria Tacchinardi, detta Fanny, figlia terzogenita di
Nicola e futuro celebre soprano.
All'Esimia Cantatrice Signora FANNY TACCHINARDI PERSIANI, che con sommo plauso sostiene la parte di prima Donna assoluta nell'I. e R. Teatro degli Accademici Avvalorati di Livorno nell'Estate dell'anno 1832.
SONETTO
"Alma gentil che sì profondi in core
Di chi t'ascolta, e vede imprimer sai
Amore ed odio, e quanti affetti e guai
L'umana vita aspergon di dolore!
Lieta la Patria a te plauso ed onore
In questo dì comparte, e ognor sarai
Diletta a questo suolo, ove non mai
E' vano il merto, e la virtù non muore.
Felice te, che sul fiorir degli anni
A non orrevol men che dura meta
Di gloria sol bramosa alzasti i vanni!
Ben dritto egli è che lodi e gloria mieta
Rara virtude, e de' tuoi studj, e affanni
In cor superba andar tu debba e lieta."
(in: "TEATRI, ARTI E LETTERATURA" - Bologna, 20 settembre 1832 - Album Teatrale)
Il
6 aprile 1836, Alessandro Lanari, "appaltatore teatrale", scriveva a
Giuseppe Berti, presidente agli spettacoli alla Fenice : «Il primo
ed unico movente che mi ha fatto risolvere ad accudire all’appalto del
loro Gran Teatro fu la sicurezza di poter possedere l’impareggiabile
artista Sig.ra Fanny Tacchinardi Persiani da tutti gli appaltatori
ritenuta la prima artista che esista dopo la Malibran,
e tale dichiarata dalla stessa professione, non tanto facile a
transigere e donare ad altri il primato; una tal prova ne ha data al R.
Teatro S. Carlo in Napoli, e quando questa non agiva, i disordini erano
soventi, e l’appalto si trovò obbligato a transigere con altra artista
per una riduzione di recite, onde aumentarle alla Tacchinardi, delizia
di quel pubblico. Una delle prove poi più convincenti è l’entusiasmo
che quest’artista desta presentemente in Bologna nell’opera "La
sonnambula" sostenendo il confronto della somma fra le artiste: della
Malibran! costringendo a mandare indietro gli spettatori tutte le sere.
L’esempio che Ella saviamente mi porta trovandomi l’eccezione sul
volume della sua voce, calcolando da quando nei suoi principij s’intese
nel suo teatro, sarebbe ragionevolissimo, per chi non sa che la sua voce
d’allora è adesso aumentata del triplo, come del triplo è aumentata in
azione ed arte. Per il volume della voce l’esempio di S. Carlo in Napoli
parmi possa essere sufficiente. In quanto all’esempio dell’ "Eufemio"
per il M° Persiani, mi permetta di sovvenirle prima di tutto le
circostanze. [Con] una Pasta, che si aveva e che il pubblico a tutti i
costi voleva sentire, […] come poteva sostenersi un’opera con la Del
Sere, la Carobbi, o Curioni? A Napoli, ove con ragione si giudicano i
maestri, Persiani fu giudicato nella sua "Ines", e nel suo "Danao"
riformato, uno dei primi maestri e di fatto, se si eccettua Donizetti, è
il migliore che abbiamo. […] Circa la distinta dei spettacoli che Ella
desidera, non è tanto facile il potercela dare su due piedi, perché è
pur necessario, per il bene della cosa, consultarmi con gli artisti. Per
prima opera nuova per Venezia, si potrebbe scegliere fra la "Lucia di
Lammermoor" di Donizetti scritta per la Tacchinardi, Duprez, Cosselli e
Porto, il "Danao" e l’ "Ines de Castro" di Persiani, sentito che Ella
avrà l’esito di Bologna ove fra giorni li daranno tutti due, l’ "Ugo di
Parigi" del M° Donizetti, e il "Marino Faliero" del med.° se sarà
approvato dalla direzione, e che sto concertando ora.»
With
regard to the vocal artists of Her Majesty's Theatre, the best method
of showing either the strength or the defects of the establishment of
1839, will be to place the names of the artists, and their respective
positions, according to the formal arrangement of an operatic
prospectus, such as would be most intelligible to "Italian" frequenters
of a lyric theatre.
PRIME DONNE ASSOLUTE Soprani. Grisi Persiani
Contralti. Pauline Garcia
PRIMI TENORI ASSOLUTI. Rubini Mario
PRIMI BASSI ASSOLUTI. Lablache Tamburini F. Lablache
(etc.)
Tamburini, Lablache, Grisi, and Persiani, are admirable in their
respective characters. (...) Tamburini is excellent; Lablache matchless;
Persiani enchanting (DON GIOVANNI)
Of Grisi, Persiani,
Tamburini, and Lablache, it will be sufficient to say that more perfect
representatives of "Susanna", of the "Countess Almaviva", of the
"Count", and of "Figaro", could scarcely be found in any part of the
world. (LE NOZZE DI FIGARO)
Madame Persiani first demands
notice, the highly-finished "Adina" of Naples, and of our own
metropolis. She has immortalized the heroine of “La Sonnambula,” of
which Malibran, in this country, made a most extravagant caricature,
wofully perverting her exalted talent. Madame Persiani can hardly be
expected to rival Malibran in the character of "Adina", a character
which Malibran had immortalized, as she has that of "Desdemona", in the
same city, and in the same vast theatre-La Scala. The "Adina" of Madame
Persiani is, not withstanding, a most highly-finished performance,
indeed a faultless one. It is to be lamented that she omitted the second
part of her final air, “Prendi per me sei libero,” and substituted a
composition of Pacini. At the same time, it must be allowed that the
substituted air is one of great merit, and that the execution of it was
admirable. (L'ELISIR D'AMORE)
Persiani is a most perfect
"Matilda"; Rubini, as "Arnoldo", united energy to highly-finished
execution. F. Lablache deserves the highest praise as "Walter
Furst";—that character which Levasseur created, and still continues to
represent to an admiring audience in a neighbouring capital. Ernesta
Grisi, Giubilei, Morelli (and even Tati, "in this instance") deserve to
be favourably mentioned. Lablache has on this occasion, if possible,
"surpassed himself". In vain might Italy attempt to find his equal.
Great and powerful representatives of this character Italy can furnish,
in an array of commanding strength: but it is impossible to name a
single artist who could successfully vie with Lablache, if the voices of
the best-informed judges are to be the only test. Salvatori, Ronconi,
Barhoillet, Cosselli, Badiali, Coletti, Balzar, are great names; — "but
Lablache is a greater". (GUGLIELMO TELL)
“Scaramuccia,”
among Ricci's works, should occupy a prominent position among the
occasional comic operas produced in future seasons. “Il Disertore per
Amore” might well be added; the character of the heroine having been
expressly written for Madame Persiani, by whom it was admirably
sustained at Naples.
Lablache, Rubini, and Persiani, it is to be hoped, will ever remain as fixtures in the establishment. (...)
Pauline Garcia ought to have been mentioned as one, who, together with
Persiani, Rubini, and Lablache, may well remain a permanent, perpetual
member of the establishment.
“Il Disertore per Amore” would
present Madame Persiani to the audience in a character which she created
at Naples, and sustained triumphantly.
(from: "The Italian Opera in 1839, its latest improvements and existing defects" - London, Novello 1840)
Elenco dei più celebri cantanti che fiorirono nell'epoca in cui scrissero i maestri Rossini, Bellini, Donizetti 1800-1870, in cui viene nominata anche la Tacchinardi-Persiani
Molti Tratti di canto o Cadenze, praticati da alcuni cantanti celebri
2 Cadenze cantate dalla Persiani, nelle quali si nota che nel suo canto ella puntava ad acuti e sopracuti più che alle note basse, inoltre il tipo di scrittura indica uno stile più virtuosisticamente acrobatico, pieno di salti, che espressivo
19 marzo 1988 - 19 marzo 2018: per festeggiare i primi 30 anni dell'attività dalla sua fondazione, la
storica Associazione "B. Gigli", fiore all'occhiello nel territorio di
Recanati, cambia location.
L'inaugurazione della nuova sede dell'Associazione "B. Gigli" si terrà a Recanati il 19 marzo, alle ore 18,00, in Via Calcagni 11, e tutti gli estimatori del grande tenore e gli amanti della cultura sono invitati a partecipare.
Gli archivi, i cimeli storici tra cui il prezioso pianoforte di Manlio Di Veroli che ha prestato la sua voce per accompagnare lo stesso Gigli, foto storiche e materiale proveniente dalla donazione di Torsten Brander dell'Associazione Gigli di Finlandia, e tutta l'attività culturale ed artistica della più importante sede gigliana operativa nel mondo, si troverà dal 19 marzo sempre a Recanati, ma appunto, in Via Calcagni 11.
Membri illustri dell'Associazione oltre al Presidente Pierluca Trucchia, sono i nipoti del grande tenore, Beniamino Gigli jr e Luigi Vincenzoni, instancabili promotori di attività collegate alla promozione dell'opera in Italia e nel mondo; e poi il Soprano Astrea Amaduzzi, indicata da Gigli jr come autentica rappresentante del Belcanto Italiano per tecnica, stile e fraseggio, e il M° Mattia Peli, Direttore d'orchestra, Pianista e compositore, che affiancano costantemente il Presidente dell'Associazione per tutte le consulenze musicali necessarie.
Il Presidente dell'Associazione "B. Gigli" di Recanati, Pierluca Trucchia, con il Soprano Astrea Amaduzzi in una manifestazione gigliana a Cremona - 16 febbraio 2018
L'Associazione Gigli, nell'attività sempre più stretta con Belcanto Italiano ®, ha aperto altre partnership sia a livello nazionale che internazionale: con il Museo della Radio e il Museo della Musica di Verona. Altra collaborazione notevole è natacon l'Associazione "Incontri d'Opera" con la quale si metteranno in scena l'Abigaille e la Ines de Castro del compositore recanatese Giuseppe Persiani, spartiti riscoperti grazie alle ricerche musicogiche di Paolo Santarelli. Altra recente novità è l'apertura di sedi staccate dell'Associazione Gigli di Recanati a Pechino e a Hong Kong.
Pierluca Trucchia, Presidente dell'Associazione Gigli di Recanati accanto a un ritratto fotografico di Gigli
L'inaugurazione ufficiale, che si terrà alle ore 18,00, sarà allietata da un intervento musicale del Belcanto Italiano ® Duo, durante il quale i Concertisti e Maestri Astrea Amaduzzi, Soprano, e Mattia Peli, Pianista, eseguiranno l'aria "Cari giorni" dalla Ines De Castro di Giuseppe Persiani, e poi la celeberrima quanto virtuosistica aria dalla Traviata di Verdi "Sempre libera", come omaggio a Rina Gigli; e infine per ricordare la grande passione per la musica partenopea di Gigli la canzone napoletana "Catarì" (Marzo nu poco chiove) di P. M. Costa.
Altra grande novità: la nuova sede dell'Associazione "B. Gigli" di Recanati darà il via a nuove manifestazioni aperte al pubblico: "Il salotto di Gigli a Recanati" sarà un punto di incontro per tutti coloro che amano il grande tenore, e in collaborazione con il Museo della Musica di Verona e con il suo Direttore Alberto Chiàntera si allestirà a breve "Il salotto di Gigli a Verona".
L'Associazione Gigli continuerà naturalmente, così come ha fatto finora con l'instancabile e lodevole attività del suo presidente Pierluca Trucchia, a rendersi disponibile per visite guidate gratuite nei luoghi gigliani a quanti ne faranno richiesta. Per informazioni su tutte le attività dell'Associazione "B. Gigli" di Recanati scrivere a: associazionegiglirecanati@gmail.com
Un imperdibile concerto a Roma, con esecuzione in prima mondiale assoluta di una splendida aria virtuosistica dall'oratorio "Abigaille" del Compositore recanatese Giuseppe Persiani:
"SACRED VOCAL MUSIC IN ROME", la rassegna della grande Musica Sacra
nel segno del Belcanto Italiano ® ! Vi aspettiamo nella Basilica di Santa Teresa d'Avila il 16 luglio alle ore 16,30. Ingresso libero fino a esaurimento posti.
PROGRAMMA:
Vivaldi - Quia respexit (Magnificat), Flora Barillaro
Stradella - Pietà Signore, Roberto Russo - Omaggio a Beniamino Gigli
Fauré - Pie Jesu (Requiem), Francesca Castorri
Franck - Panis angelicus, Roberto Russo - Omaggio a Beniamino Gigli
Verdi - Ave Maria (Otello), Valentina Lucente
Mercadante - Di mille colpe reo (Le sette ultime parole), Viola Di Palma
Puccini - Salve Regina
Monteverdi - Laudate Dominum (Selva morale et spirituale)
Handel - Suscitans a terra (Laudate pueri Dominum II)
Handel - Rejoice greatly, o daughter of Zion (Messiah)
Liszt - Pater Noster (Harmonies poétiques et religieuses), organo solo
Pergolesi - Salve Regina, O clemens o pia (Salve Regina, in la minore)
Persiani - Cavatina di Abigaille (Abigaille) - Omaggio a Giuseppe Persiani (prima esecuzione assoluta in tempi moderni)
Astrea Amaduzzi, soprano - Mattia Peli, organo
Con la partecipazione degli Allievi di Belcanto Italiano ®
Viola Di Palma, soprano (Polonia)
Valentina Lucente, soprano (Inghilterra)
Flora Barillaro, soprano (Italia)
Francesca Castorri, soprano (Italia)
Roberto Russo, tenore (Italia)
"SACRED VOCAL MUSIC IN ROME" Rassegna Internazionale di Musica Sacra
con la collaborazione di:
Basilica di Santa Teresa d'Avila
Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano ® "Beniamino e Rina Gigli" di Recanati
Fondazione Mercadante
Festival Gigli - Belcanto Italiano ® Opera on Tour
Associazione Beniamino Gigli - Recanati
Associazione Beniamino Gigli jr - Roma
Incontri d'Opera - Associazione per la promozione musicale
Belcanto Italiano ® - Ravenna
L'11 settembre del 1799 è una data importante per il Bel Canto
italiano: nasceva infatti nell'amena cittadina marchigiana di Recanati
(ove solo un anno prima era nato anche il celebre poeta Giacomo
Leopardi) il più famoso e valente musicista recanatese, violinista e
compositore di fama internazionale, GIUSEPPE PERSIANI (Recanati, 11
settembre 1799 – Parigi, 13 agosto 1869), la cui opera maestra fu "Ines
de Castro".
Nello quartiere di Castelnuovo (lo stesso quartiere
nel quale nacque più tardi, il 20 marzo 1890, anche il celeberrimo
tenore Beniamino Gigli) è posta un'inscrizione sulla casa natale di
Persiani. Da notare pure che a pochissimi metri si trova la Cattedrale
di San Flaviano, nella quale crebbe il ragazzino Gigli, "cantore
solista" per ben dieci anni tra i "Pueri Cantores" di Recanati.
Lapide commemorativa posta sulla facciata della casa natale di Giuseppe Persiani (Recanati)
A Giuseppe Persiani, dall'anno 1898, in occasione del primo
Centenario della nascita di Leopardi, è intitolato il Teatro cittadino
(al cui interno si trova attualmente, da alcuni anni, anche il Museo
Beniamino Gigli) collocato tra piazzale Beniamino Gigli e Corso
Persiani. Il maestro Pietro Mascagni, per l’avvenimento, vi diresse un
poema sinfonico per orchestra e quattro concerti di musica classica
eseguiti da cento professori del conservatorio di Pesaro; assistette
allo spettacolo Giosuè Carducci.
E’ doveroso ricordare la serie di concerti che il grande tenore recanatese Beniamino Gigli eseguì al Teatro Persiani:
1915 (settembre) concerto di beneficenza;
1927 (31 luglio – 11 agosto) "La Bohème";
1937 (29 giugno) concerto di beneficenza.
1942 (10 novembre) concerto (Op. Ass)
Il Teatro Persiani a Recanati
La realizzazione del Teatro Persiani fu promossa dal gonfaloniere
Monaldo Leopardi (padre di Giacomo), detto il Goldoni delle Marche, con
il manifesto-programma dell’8 febbraio 1823 e firmata dall’architetto
Tommaso Brandoni. Dopo varie vicissitudini e diatribe che ne ritardarono
la costruzione, quando il 7 gennaio 1840 il Teatro Nuovo fu aperto al
pubblico la cittadinanza riconobbe infine a Monaldo il merito di essere
stato “Primo motore de le patrie scene”. La sala disegnata dal Brandoni
prevedeva la curva a ferro di cavallo e quattro ordini di palchi, come
preventivato nel manifesto-programma. La prima rappresentazione per
l’apertura del nuovo Teatro di Recanati, nel Carnevale del 1840,
dedicata ai Signori Condomini della Congregazione della Società del
Teatro di Recanati, fu l’opera “Beatrice di Tenda” di Vincenzo Bellini.
Seguirono "Il Furioso all'isola di San Domingo" e "L’elisir d’amore" di
Donizetti. Direttore d’orchestra fu Giuseppe Bonfiglioli di Medicina,
primo violino della città di Recanati e primo maestro della scuola di
musica istituita dal Comune di Recanati nel 1837. Prima donna fu Teresa
Asdrubali di Ancona, soprano, che eseguì, tra l’altro, un pezzo
dell’Ines de Castro del maestro Persiani.
Carnevale 1840 - inaugurazione del Teatro Persiani
In Piazza Giacomo Leopardi, sotto i portici, troviamo una lapide commemorativa sulla quale si può leggere:
Giuseppe Persiani
Recanati, Mc 1799 - Paris, F 1869
Piazza Leopardi (Comune) - Recanati, MC :
MDCCXCIX-MDCCCLXIX
GIUSEPPE PERSIANI RECANATESE
POVERO E FORTE
NELLA LOTTA PER LA VITA
TEMPRÒ IL CARATTERE E L'INGEGNO
E LA ISPIRATA ANIMA TRASFUSE
NELL'ARTE DEI SUONI
_________
CON DANAO EUFEMIO DI MESSINA INES DE CASTRO
INTERPRETI LA SUA FANNY E LA MALIBRAN
IN ITALIA E FUORI
DELLA GLORIOSA ERA ROSSINIANA
APPARVE BEN DEGNO
_____
I CONCITTADINI
NELL'AGOSTO MCMIV
VOLLERO ONORATO IL SUO NOME
Dal 1829 la figura umana ed artistica del Persiani si legherà per tutta
la vita a quella del soprano Fanny Tacchinardi (Roma, 4 ottobre 1807 –
Parigi, 3 maggio 1867) interprete del belcanto e in particolare delle
opere di Rossini, Bellini, Donizetti e del primo Verdi. Figlia del
celebre tenore toscano Nicola Tacchinardi con il quale studiò canto, fu
prima interprete assoluta di "Lucia di Lammermoor" di Donizetti e moglie
di Giuseppe Persiani, che sposò nel 1829, del quale, oltre la Ines,
interpretò altre sue opere liriche, come "Danao re d'Argo" del 1827 e
"Il fantasma" del 1843.
Sul successo del Danao esiste la testimonianza di Giacomo Leopardi,
concittadino e quasi coetaneo di Persiani, il quale si trovava in quel
periodo a Firenze: pur non avendo visto l’opera, ne diede buona notizia
alla sorella Paolina in una lettera del 7 luglio 1827 : "l'entusiasmo
destato dal Persiani è verissimo. Ho sentito parecchi intendenti e
dilettanti dire che Persiani è un genio straordinario".
Danao re d'Argo del Compositore Giuseppe Persiani - (manoscritto)
Anche il padre di Fanny, Nicola
Tacchinardi (Livorno, 3 settembre 1772 - Firenze, 14 marzo 1859), oltre
ad essere stato uno dei più grandi interpreti dell' "Otello" di Rossini,
fu interprete di opere di Persiani quali "Attila in Aquileia" al Teatro
Ducale di Parma nel 1827 e "Gastone di Foix" alla Fenice di Venezia
sempre nel 1827. Ci ha lasciato, tra l'altro, un suo breve trattato di
importanza capitale, intitolato "Dell'opera in musica sul teatro
italiano e de' suoi difetti", Firenze, presso Giovanni Berni, 1833, nel
quale saggio tratta sia di tecnica vocale che di arte scenica.
"Ines de Castro" di Giuseppe Persiani venne rappresentata in moltissimi teatri italiani ed esteri, dal 1835 al 1843:
1835: Napoli (San Carlo), Ancona (T. delle Muse), Lucca, Palermo (S. Carolino)
1836: Genova (Carlo Felice), Roma (Apollo), Firenze (Alfieri), Bologna (Comunale), Padova, Modena
1837: Trieste, Piacenza, Venezia (Fenice), Torino (Regio), Milano (Scala), Corfù, Zante, Lugo, Rovigo
1840: Padova, Macerata, Londra (T. Italiano), Assisi
1841: Parigi (T. Italiano), Città di Castello, Pesaro, Arezzo
1841-42: Catania,
1842: Ferrara, Forlì
1843: Firenze (T. Piaz. vecchia)
Dopo
la Malibran, creatrice del ruolo nel 1835, e oltre la
Tacchinardi-Persiani che rese celebre l'opera in Italia e all'estero,
altre interpreti dell'epoca del ruolo di Ines furono Carolina Ungher
(Ancona e Palermo), Rita Gabussi (Parma e Firenze), Amalia Schutz-Oldosi
(Torino e Padova) e Sabina Heinefetter (Milano).
L’ultima rappresentazione documentata dell’opera nel XIX secolo avvenne a Malaga nel 1851.
Recite di Ines di Persiani con Fanny Tacchinardi :
Teatro Comunale di Bologna, 21 maggio 1836 -
Modena, giugno 1836 -
Teatro La Fenice di Venezia, carnevale 1837 -
Teatro Italiano di Parigi, 24 dicembre 1839 -
Her Majesty’s Theatre di Londra il 30 maggio 1840
Grazie
alle ricerche musicologiche curate da Paolo Santarelli, che hanno
riportato in luce l'esistenza dello spartito della seconda versione di
"Ines de Castro", è stato così possibile rieseguire lo scorso anno (nel
centenario della nascita di Rina Gigli) da parte del soprano lirico di
coloratura Astrea Amaduzzi con il Maestro Mattia Peli al pianoforte, la
più famosa romanza dell'opera "Cari giorni", sia nella veste originale
scritta nel 1835 per Maria Malibran (nel Concerto "Omaggio a Leopardi e
Gigli" tenutosi il 22 giugno 2016 presso l'Auditorium del Centro
Mondiale della Poesia, al Colle dell'Infinito - ex convento Santo
Stefano - di Recanati) che nella versione successiva scritta per il
soprano Fanny Tacchinardi-Persiani, ruolo che ella interpretò per la
prima volta in Italia nel 1836-'37 e in seguito all'estero nel 1839-'40
con Rubini e Lablache (con Performance Live presso l'Aula Magna del
Comune di Recanati avvenuta il 2 agosto 2016 con il pianoforte di
Beniamino e Rina Gigli)
In
questa incantevole romanza, si possono notare lievi ma sostanziali
differenze tra la prima e la seconda versione, sia nel tempo che nel
testo che nel materiale compositivo, in particolare per quanto riguarda
la linea vocale. E' possibile qui raffrontare le due versioni,
ascoltandole in sequenza interpretate dalla voce del belcanto di Astrea
Amaduzzi.
Testo della prima versione: Romanza, in la minore - Andante (Introduzione
orchestrale con violoncello solista), Andante malinconico - Tempo 2/4
Carcere. Ines è abbandonata sopra un rozzo sedile.
"Cari giorni a me sereni d'innocenza e di virtù! Foste brevi, siete spenti, nè a brillar tornate più! Cari giorni a me sereni ah foste brevi, siete spenti, nè a brillar tornate più, foste brevi e siete spenti, nè a brillar tornate più, tornate più. Nel dolore è scorsa intera la prim'ora dell'età! Mia giornata innanzi sera nel dolor tramonterà. Nel dolore è scorsa intera, ah mia giornata innanzi sera nel dolore tramonterà, mia giornata innanzi sera nel dolor tramonterà, tramonterà, nel dolor tramonterà, nel dolor tramonterà."
Testo della seconda versione: No.7 Romanza, in la minore - Moderato
(Introduzione orchestrale con violoncello solista), Andantino - Tempo
3/4
Ines abbandonata sopra un sasso della prigione, Ines piange:
"Cari giorni a me sereni d'innocenza e di virtù, foste brevi, siete spenti nè a brillar tornate più, foste brevi siete spenti ah! no, no, non tornate più oh ciel! nè a brillar tornate più. Nel dolore è scorsa intera la prim'ora dell'età mia giornata innanzi sera nel dolor, nel dolor tramonterà, tramonterà mia giornata innanzi sera nel dolor tramonterà. Oh ciel! nel dolor tramonterà mia giornata innanzi sera nel dolore tramonterà, tramonterà, sì."
Del
repertorio della Tacchinardi-Persiani, il soprano Amaduzzi aveva già
registrato live, il 10 novembre 2015, nel Teatro Persiani di Recanati la
Scena ed aria finale di Imogene "Col sorriso d'innocenza", dal Pirata
di Bellini.
Ma, certamente, il "cavallo di battaglia" della Tacchinardi-Persiani
resta in assoluto la "Lucia di Lammermoor", della quale opera
donizettiana "Il dolce suono - Ardon gl'incensi" la scena finale della
pazzia di Lucia è stata interpretata sempre dal soprano Amaduzzi nel
Concerto in omaggio a Beniamino e Rina Gigli "Nel segno del Belcanto
Italiano" presso l'Aula Magna di Recanati (con il pianoforte di Gigli)
18 marzo 2016.
Tornando al Persiani, oltre la sopracitata menzione del "Danao" da parte
di Leopardi, abbiamo anche una interessante recensione del 16 giugno
1827 che riportiamo qui di seguito.
Con l'ascesa di Fanny negli anni Trenta dell'Ottocento, oltre a
interpretare con successo i principali ruoli del Bel Canto di Rossini,
Bellini e alcune prime assolute di Donizetti, appena dopo la Malibran,
Fanny dal 1836 al 1840 cantò la "Ines" di suo marito, rendendola famosa
in Italia e all'estero.
Cartolina del Circolo Filatelico Numismatico Recanatese per il Bicentenario della nascita di Giuseppe Persiani (fronte)
Cartolina
del Circolo Filatelico Numismatico Recanatese per il Bicentenario della
nascita di Giuseppe Persiani (Retro, particolare)
Ecco alcune immagini dei principali ruoli da lei cantati, e locandine di importanti eventi mondiali con la Tacchinardi-Persiani.
Fanny Tacchinardi Persiani nel ruolo di Amina nella Sonnambula di Bellini. Ritratto di Karl Bryullov, 1834
Figurino
del personaggio di Ipermestra, ruolo interpretato dalla Sig.a
Tacchinardi Persiani, nell'opera Danao re d'Argo di Giuseppe Persiani,
1835
Fanny Tacchinardi Persiani ritratta come Lucia di Lammermoor (1838)
Costume di Mme Persiani nel ruolo di Adina, nell'opera L'elisir d'amor di Donizetti, 1839
Costume di Mme Persiani nel ruolo di Amenaide, nel Tancredi di Rossini, 1840
Sig.ra Persiani nel ruolo di Rosina nel Barbiere di Siviglia di Rossini, ca. 1840
Costume di Mme Persiani nel ruolo di Linda, nell'opera Linda di Chamounix, 1842
I
Capuleti di Bellini, atto IV, scena ultima. Romeo, madame Angri -
Giulietta, madame Persiani (Stampa di Henry Valentin del 1849)
Le
opere Danao re d'Argo e Ines de Castro di Persiani al Teatro Comunale
di Bologna nel 1836 con il soprano Fanny Tacchinardi-Persiani, moglie
del compositore recanatese
Grand Concert Mad. Persiani, 1840
Nel periodo 1936-1939, anche a causa della prematura scomparsa della
Malibran, la partitura ebbe ad opera del Persiani subì una sostanziale
trasformazione, spostando gradualmente la vocalità dagli originari
Malibran, Duprez, Porto ai non meno grandi Tacchinardi-Persiani, Rubini,
Lablache (con un rilevante spostamento generale della scrittura del
soprano e tenore da una tessitura originaria medio-grave della prima
versione ad una più acuta della seconda versione).
Persiani - INES DE CASTRO
Titratto di Ines de Castro
Cavatina di Ines de Castro (manoscritto)
Cari giorni (incipit) - manoscritto della versione Malibran
Frontespizio di Ines de Castro in un'edizione del 1839
Lbretto di Ines de Castro
Ines de Castro con illustri interpreti Tacchinardi, Rubini e Lablache)
Figurino per Ines de Castro, costume per M.me Tacchinardi
Figurino per Ines de Castro, costume per M.me Tacchinardi
Ines de Castro, figurino di Don Pedro, costume per Monsieur Rubini
Una scena dalla Ines de Castro
Il basso Lablache nell'opera Ines de Castro di Giuseppe Persiani nel 1840
Inès de Castro, estampe - Peint par Mr. le C.te de Forbin, 1839
Scena di Henry Berthoud per il 3° Atto di Ines de Castro al Teatro Italiano di Parigi nel 1839
Sugli esiti delle rappresentazioni di "Ines" con Fanny abbiamo le
recensioni in francese e inglese del periodo 1839-1840 che meritano di
essere lette con attenzione. Le riportiamo qui di seguito.
Première
représentation d'Ines de Castro, opéra séria en trois actes, musique de
M. Persiani. Avec Mme Persiani, Rubini et Lablache. L'artiste. Revue du
XIX Siècle, 1839
Première
représentation d'Ines de Castro, opéra séria en trois actes, musique de
M. Persiani. Avec Mme Persiani, Rubini et Lablache. L'artiste. Revue du
XIX Siècle, 1839
Théâtre
royal Italien.Inès deCastro,opéra-séria en deux actes,musique de
Persiani. Avec Mme Persiani, Rubini et Lablache. Annuaire historique
universel pour 1839. Revu par M. Charles-Louis Lesur
Théâtre
royal Italien. Chronique d'Inès de Castro, opéra-séria en deux actes,
musique de Persiani. Avec Mme Persiani, Rubini et Lablache. Annuaire
historique universel pour 1839. Revu par M.Charles-Louis Lesur
Signora Persiani, the new prima donna at the Italian Opera (The Musical Review - New York, 1839)
Persiani's Ines de Castro (Courrier des Dames, 1840)
La purezza e raffinatezza del canto della Tacchinardi-Persiani viene
confermata anche nella sua fine e composta scrittura, come vediamo in
questa lettera scritta di suo pugno nel 1838.
Lettre de Fanny Persiani à Édouard Robert, 21 juillet 1838
Oltre alla bella emissione nei cantabili, Fanny era famosa per le sue
acrobatiche agilità mai abbandonate nel corso degli anni, come
confermato ad es. dalla celebre "Polacca", di incredibile difficoltà
virtuosistica, per lei scritta dal marito nella sua ultima opera "Il
fantasma" del 1843.
Persiani - IL FANTASMA, Polacca cantata da Fanny Tacchinardi
Notevole il fatto che nel 1858, quando ancora era in vita, la sua figura
di cantante venisse già storicizzata in una voce enciclopedica, non
certo breve, a lei dedicata, inserita nel "Dictionnaire universel des
contemporains" di Gustave Vapereau.
Negli ultimi anni, i coniugi Persiani vissero a Parigi fin verso la fine
degli anni Sessanta dell'Ottocento quando scomparvero, e dunque nella
capitale parigina si trova ancora oggi il sepolcro di famiglia di questi
straordinari musicisti che segnarono una pagina di assoluta rilevanza
nella storia dell'opera italiana.
Il sepolcro della Famiglia Persiani a Parigi
La loro arte e la loro vocalità, dalla scrittura compositiva del marito
all'esecuzione personale della moglie, in particolare con l'Ines scritta
per Fanny, rivive dopo 178 anni di oblio nella voce del soprano Astrea
Amaduzzi, che oltre ad essere apprezzata interprete belcantista è anche
un'ottima docente di tecnica vocale, dal momento che alla sua "Scuola"
sa richiamare, ogni mese dal 2013 a questa parte, cantanti provenienti
da tutto il mondo, dai principianti agli studenti di canto avanzati e
persino ai professionisti che vogliono perfezionare la loro tecnica,
partecipanti sia attivi che uditori delle "Belcanto Italiano
Masterclasses" che si tengono costantemente in Italia (tra Ravenna, Roma
e Recanati) e all'estero, con il sostegno e l'approvazione di Beniamino
Gigli jr. di Roma.
Il celebre tenore Rubini nel ruolo del titolo ne "Il Solitario" di Persiani alla Scala di Milano, 1829